Coronavirus

Frontiere: Italia riapre, Svizzera no. Beffa sul "turismo degli acquisti"

I ticinesi possono venire a Como e rientrare a casa, purché non facciano la spesa

Negozi in centro e supermercati di confine erano mete ambite dai ticinesi a caccia di risparmio

All’alba del fatidico 3 giugno, Italia e Svizzera sono ancora sulle loro posizioni e così, mentre da noi riaprono le frontiere, Berna ribadisce che gli italiani non entrano. La Segreteria di Stato della migrazione elvetica (SEM) infatti “ritiene che sarebbe prematuro concedere la reciprocità all’Italia” e ha quindi informato il governo italiano che, al pari di altri paesi europei, non cambierà la sua decisione di mantenere le restrizioni in vigore.
Perciò, mentre tutti coloro che provengono dall'area Schengen e dalla Gran Bretagna potranno entrare in Italia senza limitazioni e senza quarantena, in Svizzera potranno passare la dogana solo determinate persone.

Chi può attraversare il confine diretto in Svizzera

La frontiera resta aperta unicamente per:

Assolutamente vietata l'entrata in Svizzera dall'Italia a fini turistici.
La SEM fa sapere che, per di più, i controlli ai valichi saranno intensificati.
Non è poi prevista alcuna riapertura delle dogane ancora chiuse dopo il lockdown, come invece speravano molti frontalieri.

La beffa del turismo degli acquisti

Gli svizzeri potranno venire in Italia e rientrare a casa senza problemi, salvo che per ill turismo degli acquisti. In questo caso, resta in vigore la multa di 100 franchi per chi va in Italia con l'unico scopo di fare compere. Il provvedimento vale anche per Austria, Francia e Germania e, sempre secondo la SEM ha lo scopo di sgravare il lavoro delle guardie di confine, ma di fatto sfavorisce quelle realtà italiane che da sempre basano il loro fatturato anche sull’acquirente ticinese. In compenso però gli svizzeri potranno entrare in Lombardia e tornare senza limitazioni se vengono per una cena al ristorante. Questa disparità sta suscitando polemica soprattutto oltre confine, da dove molti si spostano verso l'Italia, alla ricerca del risparmio dei supermercati lombardi rispetto a quelli del Cantone.

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