Incubo covid, ci aspetta una Natale con aperture a singhiozzo?

Zona rossa o arancione, per Como sarà comunque un dicembre pieno di divieti e raccomandazioni

Sono giorni in cui, ancora una volta, come succede da marzo, si sta decidendo del destino delle nostre abitudini. Avvicinandosi il Natale, la questione si fa quanto mai delicata. Ragione per cui il governo Conte ha iniziato a lavorare al nuovo Dpcm che il 3 dicembre prenderà il posto di quello in scadenza con l'obiettivo di consentire alle famiglie di trascorre un periodo natalizio quasi normale. Le ipotesi allo studio sono sostanzialmente due: la prima è quella di prorogare per altri 15 giorni le misure nazionali in scadenza per la data del 3 dicembre; la seconda è quella di varare un nuovo decreto ministeriale che preveda aperture per 15 giorni alle attività e nuove chiusure il 21 o il 22 dicembre per dare poi libertà di movimento (ma all'interno dei confini regionali) ai cittadini. Il tutto in previsione del raggiungimento del picco dell'epidemia nei prossimi giorni anche se l'analisi dei dati ci dice che la discesa non è ancora iniziata. I dati di ieri a Como erano in diminuzione ma ancora tra i peggiori della Lombardia. 

Le ipotesi sui tavoli romani potrebbero però portare uno scontro all'arma bianca con le Regioni, in paricolare con la Lombardia che hanno già annunciato l'uscita dalla zona rossa (per andare in quella arancione) per il 27 novembre e che si aspettano anche  la possibilità di liberare alcune province dei loro territori in cui l'indice di contagio Rt è in decelerazione. 

In ogni caso, secondo i calcoli dell'esecutivo entro il 10 dicembre, alla scadenza delle ordinanze varate dal ministero della Salute, quasi tutte le regioni potrebbero essere fuori dal rischio più alto. Al massimo le zone rosse potrebbero diventare provinciali: in quei territori rimarrebbero in vigore le regole del 3 dicembre. Nel resto d'Italia verrebbero varate misure meno rigide. Lasciando comunque il divieto di circolazione tra regioni diverse. Ma potrebbero essere abbattuti alcuni divieti, aggiunge il quotidiano. Ovvero: 

  • i governatori chiedono la riapertura dei centri commerciali nel fine settimana e non è escluso che si decida di prorogare l’orario dei negozi al dettaglio proprio per favorire lo scaglionamento agli ingressi;
  • potrebbero riaprire bar e ristoranti la sera nelle zone gialle e in parte della giornata anche in quelle arancioni. Potrebbe rimanere il limite dei quattro posti a tavola, oppure essere aumentato e portato a sei; 
  • per pranzi e cene a casa ci sarà la raccomandazione di rimanere in famiglia proteggendo gli anziani e le persone fragili, ma con limiti (raccomandati) più alti rispetto a quelli degli esercizi pubblici;

Un decreto ministeriale ad hoc a ridosso del Natale

Vediamo prima di tutto cosa sta succedendo in questi giorni. Il bollettino della Protezione Civile di ieri ha riportato 34283 nuovi casi di positivi al coronavirus e 753 morti, mentre cala la crescita dei ricoverati (+430, il giorno prima erano +658) e delle persone in terapia intensiva (+58, erano 120 in più l'altroieri). Dal confronto tra i positivi registrati questa settimana e quelli di una settimana fa si evince che la crescita sta rallentando ma non si è ancora fermata mentre il rapporto tra tamponi effettuati e nuovi positivi è in calo: ieri è stato del 14,8%, il giorno prima del 15,4%.

Tuttavia, basta utilizzare un orizzonte temporale più ampio per rendersi conto che l'indicatore è sostanzialmente stabile nelle ultime tre settimane. Per quanto riguarda le terapie intensive, il monitoraggio Agenas mostra che i malati di Covid-19 occupano attualmente circa il 42% dei posti in terapia intensiva, ovvero il 12% in più della soglia critica fissata al 30%. Un allarme che ormai suona in 17 regioni su 21, in peggioramento visto che una settimana fa erano 10. Inoltre i posti nei reparti di medicina occupati da pazienti Covid sono il 51% a livello nazionale, rispetto a una soglia del 40%. 

Con questi numeri sul tavolo il ministro della Salute Roberto Speranza sarebbe invece orientato - secondo quanto riferiscono fonti parlamentari della maggioranza - a non prevedere cambiamenti per l'inizio del mese. Tutto si gioca quindi sulla scacchiera delle zone, e per la Lombardia passare ad arancione sarebbe già un successo.

Il Natale e il rischio terza ondata

Il pericolo che il governo allontanare è quello di varare un Dpcm per "liberare" il Natale e trovarsi poi a gennaio a fronteggiare una terza ondata dell'epidemia di coronavirus. Per questo l'idea è quindi quella di promuovere misure e raccomandazioni che riducano il rischio, contingentando le aperture e le chiusure dei negozi e regolando anche le feste in famiglia, idea a cui Giuseppe Conte si è sempre detto contrario. Ora l'obiettivo è  di fatto un Natale soft che migliori il disagio sociale e psicologico dei cittadini sfiancati dal lockdown e che riproponga il limite di sei persone per gli incontri in casa e per alcuni spostamenti regionali. Mantenendo i negozi aperti nelle aree non sottoposte al vincolo di zona rossa, ma immaginando un contingentamento agli accessi nelle vie dello shopping. Con l'idea di appellarsi alla responsabilità individuale e a resistere fino al 2021. Quando è programmato l'arrivo del vaccino. E la conclusione di un incubo che non sembra avere mai fine. 

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