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Spostamenti tra regioni e zona gialla. Chi deciderà cosa succede dal 15 febbraio?

Anche per Como e la Lombardia (che preme per le riaperture) è una settimana decisiva

Il tempo stringe anche per Como e la Lombardia. Per decidere sugli spostamenti tra regioni a partire dal 15 febbraio con la scadenza del Dpcm e sui territori in zona rossa, arancione e gialla il governo Draghi deve arrivare in tempo. E se il cronoprogramma prevede che il presidente del Consiglio incaricato sciolga la riserva mercoledì 10 febbraio salendo al Quirinale per decidere la lista dei ministri con il presidente della Repubblica, per giurare poi giovedì 11, il primo problema da risolvere sul tavolo del nuovo esecutivo sarà presente il giorno successivo. l governo Draghi dovrebbe quindi varare un provvedimento per prolungare il blocco ma i tempi sono stretti. L'esecutivo di Conte e Speranza lo farebbe solo su richiesta e con l'approvazione esplicita della nuova maggioranza. L'alternativa è che per qualche tempo siano "liberi tutti"

Glo spostamenti tra regioni e le zone gialle, arancioni e rosse

Venerdì 12 febbraio infatti è il giorno del nuovo report del ministero della Salute e dell'Istituto Superiore di Sanità che in questi mesi è stato alla base delle ordinanze del ministro Speranza per portare le regioni in zona gialla, arancione e rossa. Venerdì scorso Speranza non ha varato nessuna ordinanza, lasciando così la Lombardia (che preme per le riaperture) in zona gialla. Se il monitoraggio della situazione dell'emergenza coronavirus nei territori non porterà alla luce criticità, il nuovo ministro della Salute (a patto che abbia già giurato da Mattarella, altrimenti la decisione verrà presa da Speranza) potrebbe semplicemente non fare nulla. Ma se invece ci saranno regioni che dovranno essere spostate di zona in base ai nuovi parametri, allora dovrà essere varata una nuova ordinanza. 

Ma la data più attesa è un'altra: lunedì 15 febbraio. Quel giorno scade il divieto di "ogni spostamento tra regioni o province autonome diverse, con eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute" che è stato sancito da un decreto legge. Per rinnovarlo ci vorrà quindi uno strumento legislativo di pari grado che il governo dovrebbe varare entro quattro giorni dal momento del suo giuramento. Nulla di impossibile, ma sarà la prima prova a cui verrà sottoposto il governo Draghi. Altrimenti potrebbe scattare il famoso "liberi tutti" tanto paventato dagli esperti in questi mesi, mandando in archivio (per ora) l'autocerttificazione. Chi dovrebbe decidere? Giuseppe Conte aveva fatto sapere nei giorni scorsi che anche se in teoria il suo governo avrebbe la possibilità di farlo, non avrebbe varato un decreto legge che restringeva la libertà di circolazione dei cittadini da dimissionario. Il Corriere della Sera spiega oggi che quindi dovrà essere Draghi a muoversi e che il presidente del Consiglio ha davanti a sé due opzioni: varare comunque un nuovo provvedimento prima del voto parlamentare oppure far semplicemente decadere il precedente. In quel caso da martedì 16 non ci sarà più alcuna restrizione. 

Il calendario delle decisioni e il possibile nuovo Dpcm

Il quotidiano redige anche il calendario delle decisioni che aspettano il governo Draghi sull'emergenza coronavirus, "pronosticando" anche l'arrivo di un nuovo Dpcm e quindi considerando la possibilità che il nuovo esecutivo si muova sullo stesso solco legislativo di quello precedente, ovvero attraverso il sistema dei decreti legge, dei Dpcm e delle ordinanze del ministero della Salute. Il calendario prevede: 

  • il 12 febbraio l'arrivo del nuovo monitoraggio dell'Iss sui parametri che portano le regioni in zona gialla, arancione e rossa;
  • il 12 o il 13 febbraio l'ordinanza del (nuovo?) ministro della Salute; 
  • il 15 febbraio la riapertura degli impianti di sci (salvo nuova proroga del divieto);
  • il 15 febbraio la scadenza del divieto di spostamento tra regioni; 
  • tra il 22 e il 28 febbraio l'avvio del confronto con le regioni sul nuovo Dpcm;
  • il 5 marzo la scadenza del Dpcm  che dispone il coprifuoco dalle 22 alle 5, la chiusura serale di bar e ristoranti, palestre e piscine, cinema e teatro, che dovrà quindi essere rinnovato.

Secondo il Corriere l'esame delle misure del nuovo Dpcm che modulerà le regole dopo il 5 marzo toccherà certamente al nuovo governo, che dovrà quindi decidere se proseguire con la linea dura oppure aprire una fase di progressive riaperture: "Le associazioni di categoria premono: i ristorati vogliono il via libera serale nelle regioni gialle eapranzo in quelle arancioni, i gestori di palestre e piscine chiedono di poter tornare a lavorare, quelli di cinema e teatri invocano di poter alzare il sipario. Un confronto che si preannuncia tutt’altro che semplice". A proposito della possibile riapertura dei confini tra le regioni il 15 febbraio, il Messaggero scrive che l’Istituto superiore di sanità ha invitato tutti a un supplemento di prudenza: "Non ce lo possiamo permettere", è la tesi del Comitato tecnico scientifico  perché la caratteristica della diffusione delle varianti è che spesso cominciano a circolare sottotraccia, per poi fare esplodere i numeri dei contagi e dei ricoveri all’improvviso. Una proposta che è circolata nelle ultime ore, racconta il quotidiano, è quella di prevedere una fascia superiore a quella gialla ma inferiore a quella arancione quando l’incidenza dei nuovi casi su base settimanale risulti maggiore di 250 ogni 100mila abitanti. I governatori però si sono opposti.

Zona gialla fino a quando?

Il 12 febbraio capiremo qualcosa in più. Intanto preoccupano le varianti Covid ed anche gli assembramenti, registrati nelle ultime ore soprattutto nei luoghi di ritrovo e dello shopping delle grandi città (anche ieri a Roma e in altri centri alcune zone sono state chiuse a causa dell'alto numero di persone presenti). E proprio le varianti e i nuovi contagi, che i più attribuiscono soprattutto agli assembramenti, hanno portato diversi amministratori ad una serie di provvedimenti locali. In Alto Adige il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, ha confermato che da lunedì 8 a domenica 28 febbraio sarà attuato il regime di lockdown duro. Oltre a bar e ristoranti, già chiusi, da lunedì serrande abbassate anche per i negozi al dettaglio, non sarà possibile la mobilità tra Comuni se non per motivi di lavoro e salute, e la scuola superiore di secondo grado sarà al 100% a distanza. Prima infanzia e asili resteranno aperti mentre scuole elementari e medie chiuderanno dal 10 febbraio per poi riaprire in presenza il giorno 22. 

Intanto fioccano le multe per le trasgressioni mentre c'è preoccuoazione per il prossimo weekend. A Como una festa privata è finita nel mirino della polizia con diverse persone multate, mentre in piazza Volta c'è stata una nuova rissa tra giovani. A Napoli un centinaio i multati nelle zone della movida. Molte le contestazioni per mancanza di mascherina e per violazione del coprifuoco. A Venezia il capo della Polizia municipale annuncia un inasprimento delle misure nelle aree affollate per gli aperitivi. "L'asporto - spiega - non deve diventare motivo di assembramento". A Firenze oltre 80 i multati, mentre sono stati chiusi 4 esercizi commerciali. i di sabato. A Roma il bilancio dei carabinieri e di 40 multati ed un arrestato, quello della polizia locali è di oltre 60 persone sanzionate per assembramenti, consumo irregolare di alcolici su strada o per il mancato uso della mascherina. Interrotta anche una festa clandestina in un 'B&B' nel quartiere Prati: 15 i giovani presenti, di seimila euro la sanzione complessiva. La sindaca Virginia Raggi ha spiegato che sono stati potenziati i controlli ed ha esortato a mantenere il distanziamento ed a indossare la mascherina. Ed il Codacons 'minaccia' i sindaci: istituiscano il numero chiuso nelle piazze e nelle strade dello shopping o scatterà una denuncia per concorso in epidemia.

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