Coronavirus

Frontalieri rischiano di diventare vettori del virus, la diversa gestione della quarantena non ha aiutato

A parlare la dottoressa Daniela Baratelli di Carlazzo

Frontalieri

Adesso anche il Canton Ticino ha messo in atto norme più rigide per il cotenimento del covid, ma per molte settimane la situazione, specie per i frontalieri, è stata confusa e difficile. Diversi i tempi e i metodi di quarantena, l'utilizzo delle mascherine e anche molte decisioni in merito ad aperture e chiusure dei vari bar, ristoranti e negozi è stata molto differente. Mentre in Italia il Dpcm così detto di Natale volgeva verso un quasi lockdown totale, in Ticino, almeno fino a pochi giorni fa, si godeva di maggiore libertà. Ma sentiamo le parole della dottoressa Daniela Baratelli di Carlazzo che ha rilasciato queste dichiarazioni al Corriere del Ticino, proprio in merito alla qustione covid e frontalieri: 

Le parole della dottoressa Baratelli 

«Io quotidianamente segnalo casi di pazienti sospetti, con tutte la sintomatologie, si va dalla più leggera alla più grave, In genere mi telefonano. Sono tempestata di telefonate di persone che stanno male ed io faccio l'anamnesi: valuto contatti e sintomalogia, se lavorano in Italia o in Svizzera e noto che molti pazienti frontalieri hanno sintomi di covid, alcuni leggeri alcuni più pesanti.

Il fatto succede anche in Italia, non dico che solo i ticinesi fanno da "untori", per esempio mia figlia fa il medico Monza, anche quella una zona rossissimama e i paesi di frontiera come Como Varese (così come nel nostro paesino) proporzionalmente il numero di pazienti covid è elevato. Sia che lo ricevano o che lo portino, sono zone dove i contagi sono abbastanza elevati.

Basta leggere il bollerino di Regione Lombardia, Varese non scherza e anche noi abbiamo numeri piuttosto alti. Il meccanismo con cui questi frontalieri o ricevono o porano il virus è abbastanza evidente. I pazienti mi segnalano se hanno un collega positivo ed io lo segnalo a mia volta. Ho notato (prima che il Ticino prendesse maggiori restrizioni), una maggior esposizione dei nostri (noi eravamo in lockdown, li era tutto aperto). Ci sono due paesi di confine dove uno era chiuso e nell'altro, probabilmente i casi positivi giravamo maggiormente. Ora il Ticino ha preso misure più rigide con la Lombardia rossa e la seconda ondata. Del resto i dati parlano, non è che ho inventato io. La Cronaca del Canton Ticino racconta di posti letti non sufficienti negli ospedali.»

Alla domanda dell'intervistatore se i frontalieri rischiano di diventare vettori del virus, la dottoressa risponde:

«Qualcuno si comporta male. Giovani fino a 40 anni, molti frontalieri che hanno fretta di andare al lavoro anche per paura di perdere il posro. Ma se la legge dice che devi stare 14 giorni per legge devi stare a casa, per le leggi italiane. Se no ti segnalo alle autorità. Se devi stare a casa fino al 26 novembre, anche se stai meglio non vai al lavoro dal 20. Da parte mia  c'è una maggiore severità.

Se ciascun medico istruissse anche i sani sul da farsi  sarebbe un grande passo avanti. Ogni paese deve fare il controllo della sua situazione e monitorare».

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