Isolamento estremo: a Fino Mornasco dal 22 febbraio una famiglia con 2 bimbe non esce di casa

"È complicato, ma non più stressante che uscire per andare al supermercato"

Alessandra e Gianmarco hanno due figle, una 7 e una di 11 anni. Fin dal primo giorno di chiusura delle scuole hanno avuto una fortuna che gli ha permesso di decidere autonomamente come gestire da subito il tempo da covid-19. Alessandra, che lavora per un'azienda informatica, è in smart working già dal primo giorno dell’emergenza. Gianmarco, che invece è tecnico in un'azienda tessile, ha inizialmente preso delle ferie. Poi con l'aggravarsi delle limitazioni anti contagio, l'azienda è stata chiusa. Insomma, questo per dire che tutti e 4 i componenti della famiglia, già dal 22 di febbraio hanno potuto stare a casa e da qui, anche grazie ai consigli di un medico di pronto soccorso ex compagno di classe di Alessandra, hanno scelto di isolarsi completamente. Una scelta estrema, che li ha portati a non uscire più di casa.

Davvero non siete mai usciti?
“Soltanto Gianmarco è uscito una volta, per andare fuori da scuola delle bambine a ritirare i libri”.

Scusami, ma come è possibile in un mese e 10 giorni non essere mai usciti? Come avete provveduto alle necessità quotidiane?
"Ci sono state una serie di coincidenze che hanno giocato a nostro favore, ma onestamente voglio dire che avremmo comunque fatto di tutto per non uscire, per il nostro bene e per tutti. Sicuramente, ha giocato a nostro favore il fatto di avere già l'abitudine di ricevere la spesa a domicilio, e quindi di avere già attivi una serie di canali con i quali avere i beni di prima necessità. In più il fatto di rivolgerci spesso ai negozi di paese ha fatto sì che uno di loro si offrisse fin da subito di portarci alcuni generi direttamente fuori dalla porta. Certo il flusso è minimo, non è che ogni giorno posso chiedergli di venire o fargli portare 30 chili di roba. Bisogna razionare le scorte”.

Quali sono state allora le principali difficoltà?
“Stiamo sperimentando delle piccole rinunce, dico piccole perché sono sempre rinunce da XXI secolo: io non sono assolutamente d'accordo con chi paragona questo periodo al dopoguerra, questa similitudine può essere vera per chi poveretto vive già in condizioni disagiate e sicuramente in questo momento i suoi problemi si stanno acuendo, ma non lo è di certo per tutti coloro che sono nella fascia media”.

Ok, e quali sono allora le vostre piccole rinunce?
“Davvero cose tanto piccole o superflue, che quasi mi vergogno a chiamarle così. Rinunciare al biscottino dopo cena, per essere sicuri che le bimbe li abbiano la mattina dopo a colazione. Mettere sempre il cibo in dispensa, non lasciando magari un pacchetto di grissini aperto sul tavolo per evitare che passando ti venga voglia di uno spuntino. Rinunciare a fare la tinta per coprire i primi capelli bianchi - motivo per cui Alessandra non nasconde di non aver voluto concedermi una videointervista -, dare anche alle bambine cose avanzate dal pasto precedente, pratica che di solito i genitori riservano a loro stessi, dando invece ai piccoli sempre le cose più fresche”.

E dal punto di vista emotivo?
“A risentirne maggiormente è stato Gianmarco che giocando a calcio e correndo sta pagando tantissimo l'assenza di allenamento ed è molto solidale con chi dice che rinunciare a uno sport di solito fatto con continuità e impegno è veramente pesante. Molte delle attività che prima facevamo fuori casa però ora sono entrate in casa nostra: sia le ragazze che Gianmarco cantano in un coro e tutti e 3 stanno continuando le prove grazie a Google Meet, idem io con il pilates”.

Sembra quasi che tu non abbia voglia di tornare alla normalità… (Le chiediamo ridendo).
“Scherzi?! Al di là della nostra scelta estrema di non uscire, ci sono delle grosse difficoltà per tutti. E la prima è sicuramente conciliare lo smart working con le bimbe che fanno entrambe lezione on-line. La grande, che è alle medie, per 4 ore ogni mattina, con interrogazioni e compiti in classe. La piccola per fortuna un'ora soltanto il pomeriggio, ma poi entrambi hanno i compiti.
Il fatto è che io non penso che il nostro isolamento totale aggravi le cose più di tanto. Credo che i problemi che tutti stiamo sperimentando ci siano anche se una volta la settimana si fa “una gita” al supermercato, anzi, che forse queste attività obbligate aumentino lo stress. Perché il principale problema è il nervosismo, soprattutto per le bambine: loro sentono molto la perdita della socialità. Almeno però le mie hanno un'età per la quale tra scuola e possibilità di accedere a mezzi di comunicazione tipo videochat, un po' riparano, ma per la mia migliore amica che ha due bimbi più piccoli, gli effetti di questo isolamento sono ancora più forti”.

Insomma, quello che Alessandra vuole dire è che la scelta di isolarsi completamente rende sì più complessa la situazione dal punto di vista pratico, soprattutto per quanto riguarda gli approvvigionamenti, ma non aggrava affatto la condizione psicologica e dell'umore, proprio perché anche chi in questo mese e mezzo si è trovato a uscire, non l’ha di certo fatto per svago.



   

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