Coronavirus

Quella folle idea di un ritorno al drive-in

Per ripartire non occorre chiudere le persone in altre scatole

Drive-in

Questa frenesia della ripartenza mostra tutti i limiti di un ragionamento politico e mediatico incapace di farci respirare. Questa mania di farci uscire per metterci all'interno di altre scatole, dopo mesi chiusi in casa, è veramente insopportabile. Scatole nei ristoranti, scatole in spiaggia e scatole al cinema. Crescono infatti anche suggestioni di un ritorno al passato del tutto anacronistiche per il grande schermo. La folle idea del drive-in di Regione Lombardia, già evocata altrove anche per i concerti, è un'altra dimostrazione di come si dimentichi la storia delle città, come ricorda invece l'architetto Sergio Beretta: "Nelle grandi periferie americane questo fenomeno era nato per essere diffuso all'interno di un modello che prevedeva che ci si muovesse solo in auto". Ma eravamo negli anni 50' e quel sistema è solo un simpatico ricordo legato ai film come Grease o nelle serie come Happy Days.

Riproporre oggi una visione ampiamente fallita, rispondendo compulsivamente all'emergenza coronavirus, non ha senso; tanto più in Italia dove non abbiamo auto cabriolet, dove non abbiamo grandi spazi e dove anche i cinema all'aperto fanno fatica da decenni. Senza contare che la sostenibilità economica di un drive-in è tutta da dimostare, ma soprattutto dimenticando che l'uomo per sua natura ha bisogno di socialità. "E che non sarà certo una pandemia - aggiunge ancora Beretta - a modificare i suoi comportamenti in questo senso, come non lo hanno fatto le ripetute ondate di altre emergenze sanitarie del passato. Questa non è una guerra né una calamità naturale: loro sì che hanno modificato le città e le abitudini delle persone". 

Eppure questo è il trionfale comunicato di Regione Lombardia: "Nella nostra programmazione annuale avevamo gia' previsto la
creazione di drive-in - spiega l'assessore alla Cultura Stefano Bruno Galli - uno strumento di per se' affascinante che oggi assume una dimensione ancora piu' attuale perche' permette di fruire in grande sicurezza dell'arte cinematografica". Aggiunge Guerri, direttore della casa museo D'Annunzio: "La sciagura del Coronavirus ha accelerato il progetto, adattandolo al parcheggio del Vittoriale capace di ospitare un drive-in da 50-60 posti auto per oltre un centinaio di spettatori. D'Annunzio, che fra i primi si fece costruire un cinema privato in casa, sarebbe felice, come me, di dare questo segno di vitalita' e di ripresa della gioia di vivere". 

Vitalità non è chiudersi in auto inquinando ulteriormente il mondo per una suggestione che può durare giusto il tempo di una sera amarcord. Vitalità è ripensare almeno per il momento ad eventi culturali diffusi, organizzati per meno persone ma certamente senza auto, elementi sui quali sta lavorando anche Barbara Minghetti. Teatro e musica all'aperto in spazi ridotti e con le persone che possono assistere agli spettacoli in sicurezza muovendosi a piedi. Occorre stare attenti perché anche il contagio di idee sbagliate è molto pericolo. 

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