La didattica a distanza è un problema, parla una mamma pedagogista

Alle medie con la Dad ragazzi e genitori sono in difficoltà

Lezione a distanza

Una cosa è certa: la scuola in presenza è insostituibile. E bene ha fatto la ministra Azzolina a difenderela finché ha potuto. Non è solo una questione di didattica compressa ma anche di socialità annullata. Se già esistono problemi anche per i ragazzi dei licei, qui una nostra intervista, figuriamoci quando parliamo di preadolescenti, ovvero degli alunni di seconda terza media che a Como, come in tutte le zone rosse sono costretti da un paio di settimane alla Dad. Un altro periodo di non presenza in classe che si aggiunge a quello lunghissimo dello scorso anno, che ha creato inevitabili problemi di attenzione e apprendimento. 

Pensare che dei bambini di 12 e 13 anni possano interagire per ore davanti a un computer come quando sono in classe è impossibile. Anche gli insegnanti sono (incolpevoltente) impreparati a fare lezioni a distanza. Per quanto ci sia un encomiabile sforzo di riconversione e adattamento, la situazione comporta un modo di interagire con gli alunni completamente diverso che non si può certo impovvisare dall'oggi al domani. Senza poi dimenticare il tema degli strumenti informatici, device e connessione, che sappiamo bene non essere sempre adeguati alle circostanze.

Ne abbiamo parlato con S.P. - pedagogista comasca che si occupa di disturbi dell'apprendimento - mamma di due bambini iscritti a una scuola media di Como e che ora sono a casa per seguire le lezioni a distanza. "Innanzitutto le ore di formazione, come previsto dalle disposizione in materia, sono inferiori; gli obiettivi ministeriali parlano infatti del raggiungimento di almeno il 50% delle ore in presenza. Una riduzione che alla fine rischia di ripercuotersi sul percorso formativo. dei ragazzi. Per quanto sia del tutto evidente che non si possa stare davanti a un pc a fare lezione lo stesso tempo che si sta in aula". 

"Il vero problema - aggiunge S.P. - è però un altro: è impensabile che a questa età i nostri figli possano essere lasciati sempre soli in casa. Non hanno ancora gli strumenti per seguire tutte le ore di lezione di fronte a un video con la necessaria attenzione, per cui spesso io o mi marito dobbiamo togliere tempo al nostro lavoro e alternarci a stimolarli durante la Dad. E poi ci sono i compiti del pomeriggio, che in questa situazione dove i bambini non hanno sfoghi o altri stimoli esterni diventano un altro momento complicato da gestire". 

"E' chiaro che la Dad, per come è strutturata oggi, può essere solo un palliativo emergenziale alla scuola in presenza ma non la soluzione. C'è infine un'altra questione, già rivelata da diversi studi, che riguarda la maggiore difficoltà che avranno a socializzare tra di loro. Per non parlare delle regole e del comportamento, altre 'materie' che non si apprendono certo stando in casa ma vivendo insieme, così a  scuola come durante la pratica dello sport o anche solo trascorrendo del tempo all'interno di una comunità che non puoò essere solo quella famigliare. "In questo momento - conclude S.P. - nessuno è adeguatamente preparato per affrontare le lezioni a distanza senza che questo comporti alla lunga delle conseguenze negli anni a venire dei nostri ragazzi". 

Non resta quindi che augurarsi che le scuole possano tornare presto alla normalità. E' un'urgenza non più rinviabile. Soprattutto se gurdiamo alla Francia, dove la curva dei contagi, che era paurosamente salita fino a 70 mila positivi al giorno, è controllabile senza che le scuole, di certo elementari e medie, siano mai state chiuse. 

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