Davide Van De Sfroos, ritorno alla musica live: "Ne avevamo tutti bisogno"

Il disco nuovo è pronto e aspetta solo il momento giusto

Davide Van De Sfroos

L'emergenza sanitaria non ha risparmiato nessuno. Se durante il lockdown i musicisti hanno contributio ad allietare le giornate di molti con le loro performance in rete, con le prove generali di ritorno alla normalità i vincoli imposti continuano a lasciare spazio a molte incognite per una tra le categorie più colpite dall'emergenza sanitaria. Ma ripartire, seppure tra mille incertezze, era quasi un dovere oltre che una necessità. Così è stato anche per Davide Van De Sfroos, ritornato da poco sul suo amato palco.

"Quando si sono profilate le nuove date del "ReTour" - dice De Sfroos . mi sono subito immaginato live con una "street band", quattro elementi per riproporre nel modo più semplice e naturale le mie canzoni. Con una scalatte fatta di hits, di brani che conoscono tutti e che ci hanno accompagnato anche durante quel periodo drammatico". 

Come è stato il primo impatto?

Durante la prima data a Travo faceva freddo e c'era vento. Le persone erano sedute distanziate ma senza mascherina. Si percepiva la voglia di tutti, una sensazione potente. La seconda tappa a Omegna nel piazzale davanti alla chiesa il pubblico era in piedi e con la mascherina. All'inizio è stato straziante mettersi nei loro panni. Poi mi sono accorto che si sono presto abituati al loro spazio anche se ovviamente mancava la componente più festosa. Di certo si è capito subito che tutti avevamo bisogno di tornare alla musica suonata in concerto, sia noi musicisti sia il pubblico. 

de sfroos 2020 live 2 -2-2

Un'urgenza di tornare all'arte, che in fondo non ci ha mai abbondanato anche durante il lockdown.
Sì, occorre accettare qualche sacrificio pur di andare avanti ed è stato molto toccante ritornare alla visceralità di un concerto con il pubblico. Nei mesi scorsi mi ricordo di aver suonato durante le mie escurisioni nei boschi anche davanti a un fiume con due persone. L'arte è emozione, abbiamo tutti bisogno di qualcuno che ci porti in giro e ci faccia viaggiare, con ul libro, con un film, con una canzone.

Cosa ti ha lasciato il lockdown?

L'ho vissuto come tutti con grande ansia. Con due finestre: una che guardava al paradiso della natura intonsa del lago; l'altra esposta all'inferno con le notizie che arrivavano dai media. In mezzo c'ero io destabilizzato ma anche sempre più consapevole di quello che siamo. Ancora oggi una parte di me è ancora ferma allo slogan "iorestoacasa", seppure sia uno di quelli che esce ed è felice di incontrare le persone. Perà ci sono ancora troppa incertezza, troppa rabbia e troppa tensione: manca serenità. Intanto lotto per tutto ciò che ho per trasformarlo in medicina. D'altronde il lockdown ci ha fatto vedere quanto siamo vulnerabili e quanto siano state enfatizzate le rabbie e le opposte latitudini. Ora abbiamo paura per l'inverno ma se rimarremo prudenti, senza dimenticare cosa conta davvero nella vita, che nulla è scontato, allora ce la faremo. 

Intanto c'è un disco pronto che aspetta solo il momento giusto. 

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Inevitabilmente sta avendo una decantazione inaspettata e persino una canzone in più. E' pieno di tante cose e ora sì, stiamo solo aspettando il tempo giusto per pubblicarlo. Alcuni testi sembrano scritti durante la pandemia ma evidentemente c'erano solo atmosfere in embrione che poi sono state enfatizzate dalle sugegstioni del momento, altri invece sono semplicemente un antidoto. E' un disco fitto che ancora aspetta un titolo e la sua copertina. Intanto rimane il fatto che un nuovo album ha bisogno del contatto fisico e di tutti i suoi rituali, fatti di relazioni umane. 

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