Covid, il rientro a Como dalla Romania di Flory e Pino: una storia piena di contraddizioni

Il coronavirus non è uguale per tutti: ecco le incoerenze del caso

Flory e Pino vivono in una città in provincia di Como. Hanno passato le vacanze in Romania, il paese di origine di lei, e sono rientrati domenica 16 agosto. Premesso che al momento della loro partenza, intorno al 23 luglio, non era ancora in vigore la norma sull'auto-isolamento per chi tornava dalla Romania. Quindi sono partiti serenamente credendo di poter cominciare subito a lavorare una volta fatto rientro in Italia. 

Atterrati ad Orio al Serio sono stati accolti in dei tendoni dove il personale autorizzato ha fatto compilare loro dei moduli, dove dichiaravano il luogo dove avrebbero passato i 14 giorni di quarantena che, nel frattempo, era entrata in vigore.

«Fino a qui, dice Pino, nessun problema. Eravamo informati su questa norma introdotta dopo la nostra partenza. Quindi mi sono messo in malattia con il codice V29, che è quello della quarantena. Siccome in 32 anni di lavoro non ho mai usufruito di un giorno di malattia e tengo tantissimo al mio lavoro, ho fatto, spontaneamente e a mie spese (e con me mia moglie Flory) il tampone, per poter ricominciare il prima possibile con la mia attività. L'esito del tampone era negativo, sia per me che per mia moglie, ed è a questo punto che la storia si fa assurda».

Già perchè, come abbiamo visto in questi giorni, per esempio per chi rientra da Spagna o Croazia e fa il tampone e questo risulta negativo non c'è obbligo di alcun isolamento. Invece per chi rientra dalla Romania anche se il tampone ha dato esito negativo c'è l'obbligo di quarantena. 

«Abbiamo chiamato tutti: ats Insubria, questura, il medico curante che mi ha rimbalzato al medico del lavoro che mi ha detto chiaramente che dovevo fare questi 14 giorni di isolamento perchè il Covid ha un tempo di incubazione di 14 giorni e quindi il tampone poteva essere negativo ma il virus svilupparsi dopo. Ma quindi l'incubazione di 14 giorni vale solo per chi torna dalla Romania? Il virus si comporta diversamente per chi rientra da Spagna, Croazia o Grecia?. È questa l'assurdità e l'incoerenza che non capisco. Io seguirò ciò che mi è stato detto, sono pagato dall'Inps e sarò libero di tornare al lavoro il 30 agosto. Ma non ha davvero senso...».

«Oltretutto, continua Pino, non dovrò rifare il test: se da qui al 30, con tampone fatto privatamente da me con esito negativo, non avrò sintomi, potrò rientrare al lavoro. Non capisco proprio come mai per chi rientra dalla Romania si tiene conto dell'eventuale periodo di incubazione e per chi torna da altri paesi no. Non credo che il coronavirus tenga conto dei passaporti». 

Il coronavirus non è uguale per tutti

Dice Flory:

«Per me è un'ingiustizia. Io insieme alla mia famiglia siamo ritornati della Romania domenica e siamo in isolamento fiduciario, abbiamo deciso di fare il tampone Covid19 a nostre spese (non essendo l'obbligo per il nostro paese) risultando negativo, abbiamo chiamato tutti: medico di base, asl, ats insubria,il numero verde...però abbiamo ricevuto risposte diverse per quello che riguarda la fine dell' isolamento fiduciario. Chi dice che con l'esito negativo finisce anche l'isolamento ( il tampone si fa per questo), chi dice che il virus può avere un tempo di incubazione di 14 giorni, ecc..

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Noi, essendo in buona fede siamo ancora in isolamento fiduciario non sapendo quale sia la cosa giusta da fare. L'ingiustizia, a mio avviso è che chi torna dalla Spagna, Crozia, Grecia, Malta ha l'obbligo di fare il tampone entro 48 ore (senza obbligo di isolamento),e una volta ricevuto l'esito negativo può tornare al lavoro senza problemi. Questo noi non lo possiamo fare: la legge non è uguale per tutti come non lo è neanche il virus!».

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