Giovedì, 5 Agosto 2021
Coronavirus

Covid: come evitare il contagio nei luoghi chiusi (e quando si mangia insieme)

È fondamentale aprire le finestre almeno 5-10 minuti all’ora, dice l’Istituto Superiore di Sanità. Attenti ai condizionatori e all’umidità dell’ambiente. Tutti i consigli utili in vista del pranzo di Natale

Com’è noto ormai a tutti gli ambienti chiusi sono ideali per la diffusione del coronavirus Sars-Cov-2, ma la possibilità di evitare o no il contagio dipende anche dai comportamenti che sappiamo mettere in campo individualmente. In altri articoli abbiamo spiegato quanto sia importante fare arerare l’ambiente per ridurre la probabiltà di contrarre l’infezione. Che il virus possa trasmettersi non solo per contatto diretto, ma anche tramite piccolissime particelle che restano sospese in aria - i così detti aerosolo - è ormai una tesi condivisa da tutto il mondo scientifico. Proprio per questo far attenzione al ricambio d’aria, specie ora che è inverno e siamo ormai vicini alle vacanze di Natale, può essere fondamentale. Secondo Gaetano Settimo, del Dipartimento Ambiente e Salute dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), finestre e balconi andrebbero aperti “almeno 5-10 minuti una volta all'ora". "Negli ambienti domestici - ha spiegato in conferenza stampa l’esperto dell’Iss - abbiamo una scarsa attenzione ai ricambi dell'aria e questo può rappresentare un elemento di criticità per la diffusione delle particelle virali di sarsCov2".

“Le finestre andrebbero aperte per 5-10 minuti ogni ora: naturalmente questa indicazione può risentire delle dimensioni della stanza, del tipo di attività che vi viene svolta, del numero delle persone presenti ma si tratta di una base importante di partenza per ridurre le concentrazioni del virus e mantenere una condizione microclimatica di buona qualità. Questo vale ancora di più in vista delle feste e dei pranzi festivi”.

Settimo ha poi precisato che molti impianti di condizionamento “non ricambiano l'aria ma movimentano l'aria già presente; quindi, se non correttamente gestito attraverso un ricambio con l'apertura delle finestre, ciò può rappresentare un rischio perché c'è una concentrazione di inquinanti chimici oltre alla criticità per la presenza di più soggetti”.

Insomma, aprire le finestre può essere davvero fondamentale per ridurre i rischi. E così la pensa anche Gianni Rezza,  direttore della Prevenzione del ministero della Salute, “come ha detto il collega Settimio, il ricambio d’aria è molto importante. Si è visto effettivamente che dove c’è il ricambio dell’aria c’è una minore probabilità di trasmissione dell’infezione” ha spiegato in conferenza stampa. “Parlo degli ambienti chiusi, proprio perché gli ambienti chiusi sono i luoghi ideali”.

Per questo è "importante non far ristagnare l'aria anche perché se si sta molte ore in una sala con molte persone c'è un accumulo di quelle di aerosol".

Coronavirus e trasmissione aerea: i consigli per il pranzo di Natale

Altre indicazioni importanti in vista del Natale: Settimo ha spiegato che quando si mangia nella stessa stanza può essere importante alternarsi nell’indossare la mascherina. “Può risultare un ulteriore elemento per contenere il rischio”. Insomma, ogni precauzione è benvenuta.

E qualche consiglio sul pranzo di Natale lo ha dato oggi a “La Stampa” Giovanni Di Perri, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Torino. Di Perri ha raccomandato di limitare l’evento a persone che già convivono o si sono frequentate di recente, ma se proprio pranzo deve essere meglio anche far sedere vicini i conviventi e ricordare che "la gran parte dei contagi avviene tramite il respiro, per cui finestre e mascherine sono i punti fondamentali da osservare. Sarebbe importante per esempio togliere la Ffp2 solo per mangiare, in particolare gli ultra 65enni, e rimetterla nell’attesa tra le varie portate".

Lo studio del Cnr: "Importante anche mantenere un giusto grado di umidità"

Intanto qualche giorno fa sul tema del contagio aereo è stato pubblicato uno studio internazionale condotto, tra gli altri, da ricercatori Cnr-Isac e pubblicato sull'International Journal of Environmental Research and Public Health.  Secondo i ricercatori "mantenere il giusto grado di umidità e un adeguato ricambio d'aria evita la propagazione del virus negli ambienti al chiuso, specialmente dove il rischio è piu' alto, come ospedali e studi medici". "Sebbene il virus, di per sè, abbia dimensioni dell'ordine di un centinaio di nanometri (il diametro di un capello è di 50.000-180.000 nanometri), è verificato che una persona infetta, attraverso la respirazione, la vocalizzazione, la tosse, gli starnuti, può emettere un aerosol contenente potenzialmente il SARS-CoV-2” ha spiegato Francesca Costabile, ricercatrice dell'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac). ll rischio, insomma, varia drasticamente con le dimensioni di tali particelle di aerosol, spiega la nota del Cnr. "Ispirandoci al principio di precauzionalità, l'obiettivo principale del lavoro è stato riconoscere, sulla base di dati già pubblicati, l'esistenza di un rischio dovuto alla possibile trasmissione airborne del SARS-CoV-2 in particolari ambienti indoor”.

Che cosa fare allora. Le linee guida del Cnr sono abbastanza chiare. “Raccomandiamo innanzitutto: di mantenere un'adeguata umidificazione dell'aria interna (nel range 40-60%), soprattutto laddove ci si trovi in condizioni di temperature sotto i 20° C, l'utilizzo di purificatori d'aria, di un'adeguata ventilazione meccanica anche nei periodi invernali e la misura della concentrazione del biossido di carbonio (CO2) in aria, da mantenere sotto le 1000 ppm. Sconsigliamo, infine, l'utilizzo di nebulizzatori in alcune procedure mediche e di tipologie di disinfettanti per le pulizie come quelli al perossido di idrogeno. In assenza di queste precauzioni il rischio potrebbe permanere pur indossando la mascherina chirurgica".

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