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Mascherina

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Covid: i 5 errori da non commettere per evitare il contagio

Ecco le regole base per restare alla larga dal coronavirus

Non sempre le mascherine bastano ad evitare il contagio da Sars-Cov-2. E in ogni caso per minimizzare i rischi anche i dispositivi di protezione andrebbero usati correttamente, cosa che evidentemente non tutti fanno. Quali sono allora i comportamenti corretti da tenere quando si esce fuori casa? E quali gli errori che si fanno più comunemente, per negligenza o peggio per imprudenza?

Errore numero 1. Uno degli sbagli più comuni è quello di non rispettare il distanziamento. Gli esperti insistono su questo punto da marzo, ma non tutti seguono diligentemente le indicazioni. Anche perché quando c’è la mascherina spesso ci si sente “onnipotenti” (vedi punto 2).

Errore numero 2. Non usare correttamente la mascherina. Portarla solo sulla bocca ad esempio non serve. Abbassarla sul mento tanto meno. Bisogna sempre ricordarsi che non tutti i tipi di dpi sono uguali. Le mascherine chirurgiche ad esempio sono monouso e secondo gli esperti riescono a mantenere una capacità di filtro accettabile per un massimo di 6-8 ore. È ovvio che se ci si trova su un mezzo pubblico, laddove il distanziamento è impossibile, usare correttamente i dpi è ancora più importante, ma è altrettanto doveroso sottolineare che laddove è possibile rispettare la distanza di sicurezza è doveroso.

Errore numero 3. Non prestare attezione all’igiene, soprattutto delle mani. È un punto su cui virologi ed epidemiologici hanno insistito molto, ma come si dice: repetita iuvant. Le mani vanno lavate spesso con acqua e sapone o con una soluzione idroalcolica, soprattutto quando si esce fuori casa. È buona norma evitare di toccarsi gli occhi, il naso e la bocca se le mani non sono adeguatamente disinfettate, così come è preferibile starnutire in un fazzoletto monouso o, se non disponibile, nella piega del gomito.

Coronavirus e trasmissione aerea: attenzione agli ambienti chiusi

Errore numero 4.  Non tenere i comportamenti corretti nei luoghi a rischio. Più a lungo si rimane in un ambiente chiuso, maggiore è il rischio di contrarre il SARS-COV-2. L’areazione in casi del genere è fondamentale (se ad esempio ci troviamo in un ufficio, basta aprire le finestre 10 minuti ogni ora), ma è importante tenere a mente che anche il “fattore tempo” incide sulla probabilità di essere contagiati dal coronavirus. In altre parole diminuire il tempo di esposizione (quando si può) può essere decisivo per scongiurare il rischio di infettarsi (qui tutti i dettagli). Senza dimenticare che, benché sia più raro, il virus può trasmettersi anche negli spazi aperti.

Coronavirus: mai sentirsi immuni

Errore numero 5. Sentirsi immuni. Come ha spiegato alla “Nazione” Francesco Menichetti, infettivologo e direttore di malattie infettive dell’Aoup, “talvolta siamo portati a sottovalutare l’entità e l’impatto di questa malattia”. Il rischio maggiore è quello di credersi immuni e considerare come tali anche i nostri amici e parenti: nulla di più sbagliato. Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che l’infezione viaggia anche tramite soggetti asintomatici e che rispettare le misure di sicurezza serve proprio a questo: a proteggere noi stessi e le persone a noi più care. Nessuno, purtroppo, può dirsi immune al coronavirus. Almeno finché non ci sarà il vaccino.

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