Covid, la scelta di Anna: "Mi preparo alla seconda ondata e se mi ammalo non andrò in ospedale"

Anna, 41enne di Como, ci spiega il suo punto di vista e quello che ha provato dopo la prima ondata

Foto da Today

Una premessa doverosa, data la delicatezza dell'argomento: la madre di Anna non è positiva al covid e nemmeno Anna.

La testimonianza raccolta è significativa per comprendere quanto, molte persone, stiano vivendo questo momento difficile con estrema angoscia e molte insicurezze. Le convinzioni, giuste o sbagliate che siano, nascono dall'esperienza individuale e oggi Anna M., comasca doc, di 41 anni, ci racconta la sua. Che nulla, come la stessa riporta, vuole togliere al valore di medici e infermieri in prima linea in questa drammatica situazione.

«La prima ondata di Covid ha stravolto la mia vita, come, credo quella di tutti. Non riesco a ricordarmi come fosse vivere un anno fa. Non riesco a ricordarmi come si sta senza questa ansia di sottofondo. Senza la preoccupazione che ingloba sia la salute (mia e dei miei cari) sia l'aspetto economico. Perchè diciamocelo: già in Italia le cose non andavano benissimo, adesso viviamo tutti da precari».

Anna ha deciso di spiegarci il perchè di certe scelte e ci tiene a precisare che sono indotte da esperienze personali. Che non imputa alcuna colpa a medici, infermieri o operatori sanitari che, anzi, sono stati gli eroi (ora dimenticati) di questa tragedia. Però, dato quello che è successo si sente più sicura così.

«Mia madre ha 75 anni. Viviamo in appartamenti vicini. Quindi questa condizione mi agevola per molte cose. Durante la prima ondata ho provveduto io a lei, per tutto: spesa, farmacia, ricette, tutto. Ed è andata bene, tralasciando l'aspetto psicologico, perchè da quel punto di vista sembriamo invecchiate tutte di 10 anni, comunque nessuna delle due ha contratto il covid».

«Ho avuto però un'amica di Bergamo che ha vissuto un'esperienza molto pesante. Sua madre è stata male, è entrata in ospedale con le sue gambe e non ne è più uscita. Nel momento in cui è stata intubata non l'ha neanche più sentita. Impazzirei all'idea di non sapere. Non possiamo negare che nella prima ondata, forse perchè presi alla sprovvista dalla violenza di questo virus, molte cose siano andate male. Gli anziani, tra i ricoverati negli ospedali e quelli nelle Rsa, sono stati i più colpiti. Mia madre leggendo e sentendo ai telegiornali queste storie di addii mai detti e di separazione dai propri cari, mi ha chiesto questo: se mai avrò il covid non farmi ricoverare. Così ho acquistato bombole ad ossigeno medicinale, saturimentro e alcuni medicinali che ovviamente non userò se non dopo consulta con un medico, in caso fosse necessario. Ho pagato tutto di tasca mia. Non sto negando ne il virus ne l'operato dei medici, mi rendo conto che è una mia fobia personale, forse dovuta al trauma della prima ondata. Ma in caso dovesse sovraggiungere lo stesso caos di aprile, avrò almeno una possibilità di curarci in casa, chiaramente con il supporto di un medico. Sono molte le persone che si sono preparate, anche consultando medici, alla seconda ondata ma è un tema di cui nessuno parla.»

Non solo Anna. Basta informarsi sui molti che hanno organizzato anche spedizoni in Svizzera per procurarsi dei farmaci attualmente non in uso in Italia per curare il covid (si legga qui l'approfondimento). 

«Non metterò a rischio nessuno, ma ho troppa paura di finire sola in un ospedale, e così mia madre. Chiaramente so che tutto dipende dalla forza del virus e dalla gravità, e di certo non è mia intenzione improvvisare una terapia intensiva, non sono un medico e non voglio sostituirmi a loro ne lanciare questo messaggio. Parlo di quelle fasi e intensità della malattia in cui sono le stesse Asl o i medici a consigliare di stare in casa e probabilmente questo mi rende più sicura», conclude Anna.

E se il covid, come le auguriamo, non entrerà mai in casa sua, una cosa di certo è riuscita a sfondare ogni porta ed ogni resistenza: la paura. 

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