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Como, anche Natale e capodanno in casa: ristoranti chiusi, il nuovo Dpcm cambia direzione

A sorpresa rispetto alle dichiarazioni degli scorsi giorni, il governo si sta orientando verso un lockdown quasi totale. Alcuni noti ristoratori del Comasco però lo avevano già previsto, e hanno cominciato a proporre i menù delle feste a domicilio

Giuseppe Conte nuovo Dpcm

A sorpresa il governo si sta orientando verso un lockdown totale di Natale con la conferma del coprifuoco e lo stop agli spostamenti anche tra regioni gialle. I ricongiungimenti familiari consentiti solo a chi ha la residenza in un'altra regione. Una decisione che andrebbe a infierire su uno dei settori più colpiti, quello della ristorazione perchè, come riportato anche su Adnkronos, i ristoranti nelle zone rosse e arancioni, non apriranno neanche per il 25 e 26 dicembre, neanche a pranzo.

Nelle zone arancioni, come Como e la Lombardia (che sarà arancione da domani, 29 novembre) saranno chiusi del tutto (consentito il take away e l'asporto), mentre nelle regioni gialle potranno aprire fino alle 18. Nessuna deroga natalizia, quindi. La strada che sta prendendo la stesura del nuovo Dpcm, che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte vuole firmare entro il 2 e non il 3 dicembre, per non lasciare vuoti legislativi, sembra andare verso restrizioni piuttosto rigide sia per i ristoranti che per i cenoni in famiglia che per gli spostamenti.

Si registra anche un dietrofront sulle deroghe per anziani, nonni, genitori e figli. Rispetto a quanto scritto nei giorni scorsi il governo si starebbe orientando verso un lockdown totale di Natale con la conferma del coprifuoco e lo stop agli spostamenti anche tra regioni gialle. Mentre si ragiona ancora attorno alla possibilità di permettere qualche (piccola) eccezione per affetti stabili, ricongiungimenti familiari e congiunti. Ma solo in alcuni casi specifici. 

L'ipotesi che oggi sembra prevalere, quindi, è che questo Dpcm durerà per tutte le feste e anche il coprifuoco, secondo Il Corriere, resterà in vigore allo scopo di prevenire gli spostamenti e i "rigoristi" del governo puntano a conservarlo alle 22 anche per tutte le feste, senza eccezione alcuna, né perla Vigilia di Natale, né per l’ultima sera dell’anno. Un capodanno un pò alla Fantozzi, insomma, con lancette spostate alle 22 e comunque da festeggiare solo con parenti stretti e congiunti, raccomandando, sempre la regola del 6: meglio non superare questo numero, anche nelle cene/pranzi a casa. 

Il Cts ha, infatti, presentato a Conte e Speranza le linee guida per le festività che escludono deroghe per genitori, nonni e figli e prescrivono criteri più stringenti sulle tavolate e sulle riunioni di famiglia

I ristoratori comaschi

Queste decisioni non sembrano però sorprendere più di tanto i ristoratori comaschi. Qualcuno di loro, interpellato qualche settimana fa, stava già pensando e ideando cenoni e pranzi da asporto per le feste perchè, ricordiamolo, la consegna a domicilio e il take away saranno consentiti. E se, come sembra, il Dpcm durerà per tutte le feste, dovremo aspettarci lo stesso "trattamento" anche per l'ultimo dell'anno ( Si legga qui l'approfondimento).

Il Dpcm delle regole di Natale 2020 cambia verso: niente deroghe per nonni, genitori e figli

La scelta che contraddice le indiscrezioni degli scorsi giorni è emersa ieri, 27 novembre, in serata dopo la riunione di Conte con i capidelegazione di maggioranza e prevede, secondo quanto ha scritto ieri l'agenzia di stampa Ansa, il blocco totale alla mobilità tra le regioni con l'esclusione della possibilità per i residenti di tornare a casa per limitare l'esodo natalizio, anche se le stesse fonti confermano che la discussione sarebbe ancora aperta e ci sarebbe sul tavolo la possibilità di una deroga per chi abbia il domicilio in una regione diversa da quella di residenza o per alcuni casi di ricongiungimento familiare. In più lo stop agli spostamenti tra Regioni gialle potrebbe valere non dal 4 dicembre ma a partire da un'altra data ancora da definire. I punti fermi, aggiunge l'Agi, rimangono gli stessi: 

  • negozi aperti fino alle 21 per evitare assembramenti e scaglionare quindi gli ingressi;
  • i ristoranti restano chiusi dalle 18 e il blocco dovrebbe diventare totale nelle festività; di sicuro saranno chiusi nelle zone arancioni a Natale e Santo Stefano;
  • lo spostamento tra regioni sarà possibile solo per residenti nella regione che si vuole raggiungere e diversa da quella da cui ci si muove. 

Per quanto riguarda cenone e veglione, è comunque confermato che il governo userà la formula del "fortemente raccomandato" per la regola delle 6 o delle 8 persone a tavola. Per quanto riguarda le messe, il governo chiederà di celebrare più funzioni nel corso delle giornate festive proprio per evitare assembramenti fuori e dentro le chiese. Un orientamento che spiega anche quanto detto giovedì dal ministro Francesco Boccia alle Regioni, circa la necessità di contenere tutte le attività entro le 22 inclusa la messa di Natale (sul punto un'interlocuzione è in corso con la Cei). Si potranno invece raggiungere le seconde case. 

Salvo cambiamenti dell'ultimo momento, come avvenuto per la Lombardia che dopo un primo secco no, è invece passata da rossa a arancione, questa sembrerebbe essere la fotografia delle festività del 2020. Il lato positivo? Il 2020 sta finendo. E se dovremo brindare alle 22 per rispettare il coprifuoco, guardiamo il lato positivo: finirà due ore prima. 

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