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Venerdì, 3 Dicembre 2021
Coronavirus

Giornata Mondiale sull'Autismo, la voce di Marco: "Battere la testa contro l’armadio per passare il tempo"

"Siate coerenti. Non parlate di noi. Ci avete chiuso in casa sperando averci tolto di mezzo. Spegnetele quelle luci. Non ci avete dato dignità nemmeno in un periodo così tragico"

Una lettera, gentile e imporvvisa arriva in redazione. La manda Laura, mamma di Marco. I pensieri sono di suo figlio, che è un Aspenger e oggi ricorre la giornata mondiale sull'Autismo. Quanto poco si è parlato di loro durante tutta la pandemia? Pubblichiamo la lettera di questo ragazzo di Como per dare voce a tante persone che hanno avuto le stesse ansie, paure, difficoltà.Che le hanno ancora. Abbiate il coraggio di leggerla fino in fondo. Noi promettiamo di trattare pià spesso e presto questa tematica. Non solo oggi.

«Non sono di tante parole. Sono un Asperger. Per chi non sa la differenza, un Autistico ad alto Funzionamento. Ma quando parlo, parlo.

Oggi vi racconto un mio enorme disagio: la continua chiusura delle piscine. Ho nuotato in Fisdir per tanti anni. Sono stato un campione italiano. Ho optato gareggiare nei “normali” perché, come diceva il mio istruttore:” Ai blocchi di partenza siamo tutti uguali”. Nuoto nella categoria Master. Sono fermo da un anno. Niente allenamenti. Niente compagni. Niente pizza per stare insieme anche fuori dall’acqua.

È - era - l’unica mia attività (visto che un lavoro nessuno lo da ad un diversamente abile come me) Nuotare per me è fonte di forza.Sopratutto mentale: calibrare bracciate, aumentare i battiti delle gambe, respirare sentendo il battito del mio cuore. Amo le lunghe distanze, ho il tempo per pensare. Ho il tempo per coordinare le forze. Amo le corte: ci devi mettere tutto il fiato che hai, come se non ci fosse un domani. Piscine chiuse, centri diurni chiusi. Posti dove passavamo in armonia del tempo. Dove - per voi - imbustavamo di tutto.

Per voi, cucinavamo o intagliavamo il legno, rilegavamo libri, curavamo i vostri giardini. A gratis (ma con rette da pagare al centro) o pagati quel poco per farci sentire utili. Tutta quella schiera di “diversi” che trovano nello sport, nei centri un motivo di vita vera. Vi siete ricordati di noi dicendoci che potevano uscire di casa per fare una passeggiata intorno ad essa, dopo che le varie associazioni hanno battuto i piedi per terra chiedendovi “e gli autistici??” Famiglie disperate, noi pure. Battere la testa contro l’armadio ci è sembrato un buon modo per passare il tempo, la paura, l’affanno essere rinchiusi. Noi che amiamo gli spazi aperti. Poi - per chi è ancora in scolarizzazione, ci avete fatto andare in presenza: noi, gli unici.

Aule vuote, senza i compagni. Noi non lo prendiamo il virus? Noi non abbiamo bisogno di integrazione? Abbiamo parlato con i muri, nell’intervallo. Chiedendoci se tutto ciò fosse normale.... Avete chiuso i parchi giochi. Divertirsi, sgranchire le gambe, per salire su quella scala, là in alto, era troppo pericoloso.

Sia mai che gli impulsi del cervello che decidono dove e come mettere i piedi, sia diventato fonte di virus? Ai nostri genitori, che si sono ritrovati noi in casa 24 ore al giorno, non avete riconosciuto nulla. I caregiver non sono contemplati negli “aiuti”.. ma le rette sono andati avanti a pagarle (contento per farle morire, ma le nostre famiglie?) Avete chiuso gli ospedali, gli ambulatori. Siamo finiti dagli psichiatri privati per cambiare terapie: troppo difficile lasciare aperto un canale per noi? Ci avete dimenticato per oltre un anno. I più fragili. Avete parlato di anziani, di nonni. Quelli che volevate salvare ma avete iniziato solo da qualche settimana a vaccinare. Potrei continuare per ore. Se il mondo oggi si tinge di blu, sapete cosa vi diciamo? Siate coerenti. Non parlate di noi. Ci avete chiuso in casa sperando averci tolto di mezzo. Spegnetele quelle luci. Non ci avete dato dignità nemmeno in un periodo così tragico. Non mettevi a posto la coscienza in un giorno solo, vi prego. Non quest’anno. Marco (Aiutato nella scrittura da mamma ma i pensieri sono i miei)».

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