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Mentre è a Como per lavoro compra un vestito: alla dogana le vietano di portarlo in Svizzera

La bizzarra storia raccontata da una ticinese al giornalista Nicola Porro

Un'altra storia che mette in mostra alcuni bizzarri aspetti delle norme anti-covid. La protagonista è una donna svizzera residente in Canton Ticino. A raccontarla è lei stessa in una lettera indirizzata al giornalista Nicola Porro e pubblicata sul suo sito.  La donna ha spiegato di essere venuta a Como per un incontro di lavoro e mentre ritornava a casa, sulla strada del ritorno, ha visto in una vetrina un capo d'abbigliamento che le piaceva e lo ha acquistato. Nella sua lettera la donna si sofferma a sottolineare la grande gentilezza delle commesse comasche che l'hanno servita poi continua il racconto: "Una volta arrivata in Dogana, sono scesa per effettuare le procedure di tax free dichiarando la merce, ma sono stata bloccata dai finanzieri che mi hanno informato che avevo commesso un reato (come previsto dai vari dpcm, ndr) non per l’appuntamento di lavoro ma per la “deviazione” effettuata. E poco importava che il negozio si trovasse sul tragitto fra il luogo dell’appuntamento e il parcheggio. Mi hanno dato tre alternative: pagare la sanzione di 300 euro, lasciare la merce da un conoscente a Como attendendo che la Lombardia si trasformi da zona arancio a zona gialla, non effettuare il tax free fare come i vecchi spalloni italiani, ovvero transitare di contrabbando".

La donna spiega di avere optato "per la soluzione più ragionevole, telefonare a un amico di mia figlia e lasciargli la merce in custodia, sperando in un cambio di colore".
Va detto che i militari delle Fiamme Gialle hanno semplicemente informato la donna della normativa vigente che anche loro, come tutte le forze dell'ordine, sono tenuti a fare rispettare.

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