Venerdì, 30 Luglio 2021
Coronavirus

Como, sconforto tra i gestori di bar e ristoranti: "Andiamo avanti per i nostri clienti"

Riaprono le attività di ristorazione a Como e provincia, ma la situazione, nonostante le idee, l'impegno e la creatività di molti rimane critica

Riapertura ristoranti

Non si può proprio dire che nei ristoranti e bar di Como e provincia, in questo annus horribilis per il settore, sia mancata la volontà, la fantasia e la voglia, comunque di andare avanti. Tante, tantissime le idee per regalare sorrisi (come le consegne da parte dei comici di Rosso di Sera), il farsi "pubblicità" a vicenda, e anche adesso, con questa riapertura che è un grosso punto di domanda non manca l'entusiasmo e la gioia di poter rivedere i clienti e i tavoli pieni ( seguendo le regole anti-covid, ovviamente). 

Ma bisogna dividere la faccenda in due grandi temi: l'amore per il proprio lavoro e la parte economica. Le idee anti crisi per stare comunque in piedi, la voglia di interagire con la gente vs l'incertezza del domani, siccome ad oggi, 13 dicembre, non si sa ancora se a Natale si potrà stare aperti o meno. 

Le testimonianze: "Apriamo più per mantenere un contatto con i clienti, il guadagno non esiste"

Dennis Bormolini è il titolare di Rosso di Sera Restaurant Pizza & More ed è uno di quelli che non si è mai arreso ed oggi a pranzo aprirà le porte del suo locale. Ma non solo, con grande creatività e solidarietà, ha anche inventato un box di Natale composto dai piatti del suo ristorante, col tocco e la "partecipazione speciale" di altre realtà comasche: le 4 realtà che hanno avuto il piacere di condividere con loro questo momento tanto magico quanto difficile come il Natale. Sono tutti  "uniti", all’interno del Box, con la loro firma. Andrea Attanasio di Fresco Coktail Shop per l’aperitivo natalizio, Casale Roccolo per la spalmabile di Gubet, la Pasticceria Ramperti per la splendida veneziana che assaggerete e Denis BUOSI- cioccolateria,  per il cucchiaio di cioccolato. Tutte eccellenze del territorio riunite. 

Dennis ci racconta però dell'apertura di oggi: «Non è facile, anche solo capire come gestire le provviste dal momento in cui non si sa ancora se a Natale potremo stare aperti o meno. Tutti parlano di "boccata d'ossigeno", ma è più un attività, quella di questa riapertura, che facciamo per i nostri clienti per non perdere il contattto con loro e la continuità. Una questione sociale, insomma»

Anche Claudia Visconti, dell'Osteria del Beuc di Cernobbio oggi riapre. E anche lei ha sempre avuto a cuore i suoi clienti, inventandosi i sacchettini dell'avvento che ogni giorno, anche se il ristorante era chiuso, appendeva fuori dal suo locale, di modo che la gente potesse prendere la frase e il bigliettino contenuto. Un modo gentile e creativo per non spezzare il legame con le persone e il territorio.

«Oggi riapriamo, noi, ad esempio, non abbiamo fatto asporto, una scelta per la situaione sanitaria che era in atto, che però non ci ha impedito di trovare il modo di restare in contatto con i nostri clienti che hanno apprezzato un gesto piccolo ma sincero come quello dei sacchettini dell'Avvento: mi hanno chiamato in tanti per ringraziarci».

Per il settore Cocktail Bar sentiamo Davide Anzaldi, dell' At Home, di via Porta, a Como, che con il fratello Luca, già nel primo lockdown ad Aprile, si era inventato l'aperitivo a domicilio (qui la storia). 

Anche loro riaprono. E anche loro lo fanno per i clienti: «10 giorni di apertura, con questi orari, non cancellano 7 mesi. Ho anche pensato che non valesse la pena aprire 10 giorni per poi rischiare un nuovo lockdown a gennaio. Come sempre porremo molta attenzione a tutte le norme da rispettare. E se devo essere sincero apriamo più per dare un senso di "normalità" ai nostri clienti che per un guadagno che per un locale come il mio, comunque, arriva per l'85% negli orari dalle 18 in avanti. Paradossalmente durante il primo lockdown c'era più fiducia nel mdus operandi e anche nelle tempistiche, per esempio, delle cassse integrazioni. Adesso dopo i ritardi nel ricevere cassa integrazione e Ristori vari (ndr a detta di tutti inadeguati alle perdite del settore), la gente ha più paura di spendere. L'emergenza che ci siamo trovati ad affrontare è di due tipi: sanitaria ed economica. Qualche stato ha dato priorità a quella sanitaria, con chiusure nette, altri a quella economica, con poche restrizioni. Per me la cosa peggiore è stata proprio questa, in Italia: dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Speriamo che questa riapertura di 10 giorni non comprometta il lavoro da gennaio in avanti»

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