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Lo strano caso dei parrucchieri nei centri commerciali: multati a Como, aperti in altri Comuni

Secondo l'ultimo Dpcm i negozi nei centri commerciali dovrebbero restare chiusi nei festivi e prefestivi, ma la norma è interpretabile

Con l'ultimo dpcm viene disposta la chiusura dei negozi all'interno dei centri commerciali nei giorni festivi e prefestivi. La norma, però, non appare molto chiara per quanto riguarda la sua applicabilità ai parrucchieri. Infatti, la polizia locale di Como ha multato e intimato alla chiusura in tali giorni il parrucchiere Jean Louis David del centro commerciale di Camerlata, come abbiamo raccontato qui. Tuttavia in altri Comuni le cose vanno diversamente. Infatti, sono aperti praticamente tutti i parrucchieri nei centri commerciali come il Bennet di Montano Lucino e Cantù, Iper di Grandate, Coop di Mirabello. 
La questione è tutt'altro che di poco conto per i titolari di questa tipologia di attività. Infatti, ne consegue una sorta di concorrenza sleale, innanzitutto il parrucchiere che è costretto a chiudere perché è dentro a un centro commerciale è penalizzato rispetto a quello che è appena fuori, magari al di là della strada, e che può restare aperto sabato e domenica prenatalizi. In secondo luogo la concorrenza per così dire sleale si manifesta anche tra i diversi parrucchieri dei centri commerciali dislocati in Comuni differenti dove la norma viene applicata in modo diverso.

E così a Como un parrucchiere del centro commerciale deve restare chiuso, pena una multa di 400 euro; a Cantù, Montano Lucino o Grandate, invece può restare aperto. E a dire il vero questa disparità di applicazione del dpcm riguarda anche altre province. Per esempio, a Varese pare che tutti, ma proprio tutti i parrucchieri dei centri commerciali possano restare aperti.

La diversa interpretazione dipende dal testo del dpcm che dispone la chiusura: "Nelle giornate festive e prefestive sono chiusi gli esercizi commerciali presenti all'interno di mercati e centri commerciali (...) ad eccezione delle farmacie, parafarmacie, presidi sanitari, punti vendita di generi alimentari, di prodotti agricoli e florovivaistici, tabacchi ed edicole". L'inghippo, secono la categoria dei parrucchieri, sarebbe proprio nella definizione di "esercizio commerciale" poiché essi sarebbero, a detta loro, attività artigianali che erogano un servizio, e di tale tipo di attività il testo non fa menzione. Dunque, tutto ciò che non è espressamente vietato dovrebbe essere consentito.

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