Coronavirus

Cantù, attività distrutta dal lockdown: imprenditore organizza raccolta fondi per pagare i dipendenti

È la storia sincera di Giorgio Serbanescu, che ha dovuto chiudere il suo negozio di abbigliamento

L'imprenditore Giorgio

Ha una voce gentile e pacata, Giorgio Serbanescu di Cavaria Con Premezzo, in provincia di Varese, ma la cui attività commerciale, un negozio di abbigliamento, era a Cantù. È la storia di un imprenditore che non ha paura a metterci la faccia per cercare di raccogliere i soldi che servono quantomeno a finire di pagare i Tfr delle sue dipendenti e anche qualche arretrato con i fornitori.

Questa storia, assomiglia purtroppo, a molte altre che riceviamo e di cui man mano parleremo. Sono per lo più le piccole e medie imprese che hanno trovato anche molti ostacoli burocratici (per esempio per il codice Ateco).  In questo momento dove il covid e i due lockdown hanno messo in ginocchio quasi tutta l'economia del nostro paese, è chiaramente chi aveva già qualche difficoltà prima del fatidico marzo 2020, il primo a doversi arrendere a chiusure o fallimenti. Ma c'è anche chi, sfruttando il 2.0, cerca una soluzione, per poter andare avanti  e quantomeno non lasciare insoluti i tfr delle sue dipendenti, e mettendoci la faccia. Vi riportiamo la lettera di Giorgio, perchè lui, meglio di tutti, potrà spiegarvi la sua situazione.

La lettera e la raccolta fondi

«Mi chiamo Giorgio Serbanescu,

Ho organizzato una raccolta fondi perché ho bisogno del tuo aiuto, così inzia la raccolta fondi ed il mio video.

Vi scrivo in quanto voi aiutate le startup ad crearsi un nuovo futuro, la situazione attuale ha diverse emergenze, la mia è di carattere finaziario molto delicata.

Dal dicembre 2011 avevo un negozio fisico all'interno di un centro commerciale a Cantù, nel 2019 la situazione lavorativa era delicata calo del fatturato, avevo chiesto la riduzione del canone di locazione non mi è stato conecesso, dovevo intervenire in un modo rapido e deciso. In un momento del genere, era la cosa che non avrei voluto mai fare, andare a toccare l'equilibrio delle mie collaboratrici. Chiesi alla Confcommercio - Ascom (che mi ha seguito come studio paghe) per poter procedere con la cassa integrazione, per giustificato motivo calo del fatturato (comprovato dai bilanci), non mi è stato concesso codice ateco 47.71, ero riuscito solo ad una collaboratrice di ridurre il molte ore lavorativo settimanale.

A questo punto eravamo rimasti io e mia mamma, che avremo dovuto licenziarci noi, per poter adempiere a tutti gli impegni con lo stato. Allora presi la decisione di non effettuare i pagamenti del modello F24 dell'iva mensilmente, dal 2019 avevo iniziato a pagare delle rateizzazione IVA, ed avevo iniziato ad anticipare il pagamento del TFR alle collaboratrici, in quanto avevo visto che la situazione a livello del fatturato, stava sempre di più andando in modo negativo. L'unico debito che ho avuto fino alla chiusura forzata per il lockdown è stata quella dell'IVA, non ho mai avuto nessun debito in tutti gli anni d'apertura dell'attività, come anche gli stipendi, canone di locazione ed altre tassazioni sono state pagate puntualmente.

Con il lockdown, non potendo incassare dal mese di maggio le finanze sono finite, mi è stato chiesto di pagare il canone di locazione, mi manca una parte del TFR da pagare alle dipendenti, una piccola parte del fornitore (ero in franchising) ed IVA.

Posso comprovare tutto con bilanci, documenti è mail di richieste di tutto quanto ho scritto sopra, per far fronte a tutto questo ho avvitato una campagna di raccolta fondi su Gofundme, nelle seguenti lingue Italiano, Inglese è Rumeno (sono nato in Romania)

Mi permetto di inoltrare il link al video su Facebook

https://www.facebook.com/GiorgioSerbanescuLIVE/videos/847257579351990/

Questo è il link alla raccolta fondi

https://www.gofundme.com/f/giorgio-is-risking-bankruptcy»

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