Gli avvocati Spallino e Mantegazza scrivono a Fontana: "Senza andare in studio impossibile lavorare"

Processi civili e penali interrotti, ma non quelli amministrativi

La questione è questa: tutti i processi sono stati sospesi a causa dell'emergenza sanitaria in corso, tranne quelli amministrativi. Eppure in Lombardia il diveito di recarsi in studio è esteso a tutti i professionisti, anche agli avvocati amministrativisti ai quali viene richiesto di continuare le proprie prestazioni. E' un paradosso, in sintesi, quello osservato dagli avvocati comaschi Lorenzo Spallino e Gianni Mantegazza nella lettera inviata alla segreteria del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. I due legali evidenziano le difficoltà riscontrate nello svolgere il proprio lavoro senza poter accedere al proprio studio legale dove vi sono archivi, fascicoli e strumentazione tecnologica (stampanti, fotocopiatrici, firme digitali e molto altro ancora), a volte indispensabili. Ecco il testo della lettera aperta a Fontana.

Presidente Fontana,

chi Le scrive sono avvocati che si occupano di diritto amministrativo.

Una categoria che, come i colleghi civilisti e penalisti, rientra tra quelle che possono proseguire l’attività in Italia ma non in Regione Lombardia.

Lei ha infatti disposto sin dal 21 marzo scorso la chiusura degli studi professionali fino al 15 aprile, fatte salve le attività “relative ai servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza”, chiusura confermata l’11 aprile quando ha sottratto le attività legali e contabili al D.P.C.M. del giorno prima imponendo che vengano “svolte in modalità di lavoro agile” sino al 3 maggio 2020.

La cosa curiosa, Presidente, è che chi ha redatto la bozza del decreto non sapeva o ha ritenuto inutile soffermarsi sul fatto che l’8 aprile il Governo ha sì previsto la proroga fino all’11 maggio 2020 della sospensione dei termini processuali e dei rinvii di udienza, ma al tempo stesso ha escluso dalla proroga i giudizi disciplinati dal codice del processo amministrativo, disponendo per questi la sospensione dal 16 aprile al 3 maggio dei soli termini per la notificazione dei ricorsi.

Potremmo ragionare sul fatto, come ha fatto notare il Consiglio di Stato, che la giustizia amministrativa sia particolarmente efficiente e goda del vantaggio derivante dal fatto di essere quella che, più di altre, ha spinto sull'acceleratore dell’innovazione tecnologica.

Ciò non toglie che in Lombardia chi si occupa di diritto amministrativo è penalizzato da un lato dal fatto che il suo processo di riferimento non si ferma e dall’altro di non poter accedere allo studio, se non per servizi indifferibili ed urgenti o sottoposti a termini di scadenza.

Ora, tutti comprendiamo la preoccupazione derivante dal fatto che le curve dei contagi non accennano a diminuire e che la Lombardia resta la regione la cui mortalità contribuisce per il 50% al dato nazionale, ma rimane il fatto che le attività professionali chiuse hanno i medesimi costi di quando sono aperte.

Come Lei saprà bene, gli avvocati hanno affitti, stipendi dei dipendenti, retribuzioni dei collaboratori, bollette, costi fissi.

Ma, a fronte di proiezioni economiche che indicano un PIL italiano a -8,0% per il 2020, se ogni giorno vedono le istituzioni spostare sempre più avanti l’uscita dalla crisi sanitaria, al tempo stesso non sanno cosa ci sarà dopo la fine di questa.

E nel periodo della più grave crisi economica dal dopoguerra, di cui non conoscono la durata, avranno egualmente affitti, stipendi, retribuzioni, bollette, costi fissi.

Qualcuno, in genere gli studi monoprofessionali o quelli più grossi, potranno, senza particolari remore, sfoltire l’organico lasciando a case delle persone o dedicarsi alla così detta litigation da COVID.

Chi si occupa di diritto amministrativo sono invece studi di piccole-medie dimensioni, con una lunga tradizione alle spalle, per lo più dalla parte delle pubbliche amministrazioni, anni e anni spesi nella formazione dei collaboratori e dei dipendenti, spazi e archivi necessariamente ampi perchè la documentazione è molta e destinata ad essere riprodotta su carta anche quando nasce digitale.

Tutto questo non è facilmente comprimibile, se non in danno degli studi stessi.

Lei dirà, cosa avete fatto in questi anni? Molto, abbiamo fatto molto. Il processo amministrativo ci ha obbligati ad avere archivi digitali estesi, investire in infrastrutture hardware avanzate, realizzare VPN attraverso le quali accedere ai server da remoto, utilizzare suite di collaborazione e di gestione della contabilità, implementare politiche di backup e di disaster recovery che poche PMI hanno.

Eppure abbiamo ancora bisogno di andare fisicamente in studio esattamente come i TAR ci chiedono le famose ^copie di cortesia^, esemplari cartacei dei documenti digitali, soprattutto se il processo amministrativo, a differenza di quello civile e di quello penale, non si ferma.

In studio abbiamo attrezzature tecnologiche che a casa non abbiamo, fascicoli da consultare, documentazione da esaminare, depositi da effettuare, firme digitali da apporre tramite smart card, riviste, librerie e ricerche cartacee da consultare.

Siamo rimasti inerti di fronte all’emergenza? No.

Da inizio marzo abbiamo ridotto le presenze di dipendenti e collaboratori in studio, invitato i clienti a contattarci preventivamente nel caso necessitassero di un appuntamento, sanificato settimanalmente gli spazi di lavoro, rinviato tutti gli incontri non urgenti, limitato nel numero delle persone gli incontri non rinviabili, salvo poi cancellarli del tutto dopo il decreto del 21 marzo.

Oggi è chiaro quali siano i dispositivi e le precauzioni che debbono essere assunti per limitare i contagi.

Noi siamo pronti: ci dica cosa dobbiamo fare, ci dica gli orari, ci dica che non possiamo ricevere fisicamente clienti, ci dia la possibilità di fare regolarmente tamponi e esami sierologici, ma non ci dica che dobbiamo rimanere chiusi.

Come è stato detto, i dati di questi giorni parlano della necessità di conoscere le fonti del contagio: i runner, i passeggiatori seriali con cani, le fabbriche? O piuttosto gli ospedali, le RSA o i contatti familiari di chi non riesce ad accedere agli ospedali nonostante sia sintomatico?

Con percentuali diverse probabilmente tutti, ma è da dubitare che possano esserlo professionisti rispettosi, nel comune e nel loro interesse, delle indicazioni che Lei vorrà dare.

Presidente, ascolti.

In questo momento siamo tutti dalla parte delle istituzioni, ma abbiamo bisogno che le istituzioni siano anche dalla nostra.

Ci creda, nessuno di noi fa particolare affidamento sulle politiche economiche di sostegno verso i professionisti.

Faremo di tutto per cavarcela da soli: ce lo lasci fare.

Con stima

Gianni Mantegazza e Lorenzo Spallino

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