Manifestazione contro il Dpcm: "Non siamo negazionisti, ma chiudere tutto non è la soluzione"

Ci hanno messo uno contro l'altro e hanno pensato al monopattino e ai banchi con le rotelle: non hanno fatto nulla per affrontare la seconda ondata

I manifestanti a Como contro il Dpcm

Alla fine si sono riuniti nella manifestazione indetta oggi, 13 novembrem contro il Dpcm e la dittatura economica e sanitaria imposta, a loro avviso, dalle norme e dai decreti. «Non siamo negazionisti, il covid c'è, ma forse non è così mortale e comunque questo non è il modo in cui andrebbe affrontato dallo Stato che ha pensato ai banchi a rotelle e ai monipattini mentre la gente muore di fame».

Tra le persone che si sono alternate al megafono anche un'operatrice sanitaria che ha ribadito che è stato chiesto a tutti coloro che volevano intervenire o essere presenti alla protesta di indossare mascherine e di mantenere le giuste distanze, cosa che, effettivamente, è stata fatta. 

Sollevati dubbi anche sulla gestione delle frontiere, specie di quella con la Svizzera, troppe le contraddizioni in essere, decisioni che per molti versi non permettono a chi abita nei paesi confinanti di lavorare come facevano prima e per altri è fuori controllo. 

«I soldi finiranno, continuano, per qualcuno sono già finiti. E forse quando verranno toccate le tasche di tutti e avremo capito che ci stanno mettendo uno contro l'altro, la gente allora scenderà in piazza».

Non sono mancati dei momenti di tensione con alcuni giornalisti che avevano titolato articoli usando la parola negazionisti. I manifestanti hanno quindi subito voluto chiarire questo aspetto: non negano il virus ma come lo Stato sta gestendo la situazione. 

Qui alcuni video degli interventi.

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