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Moratti e Fontana

Moratti e Fontana

La Lombardia vuole vaccinare prima i lavoratori. Ma il Governo (per ora) dice no

Era stata richiesta dalla Regione una deroga ma l'autorizzazione non è arrivata: pochi vaccini a disposizione

Dopo gli ultra 80enni voglio partire con quelli che lavorano", a parlare a inizio marzo era Guido Bertolaso, il consulente chiamato dal governatore della Lombardia Attilio Fontana per coordinare il piano di vaccinazioni anti covid. E l'obiettivo era quello di farlo dentro le aziende stesse, tant'è che pochi giorni dopo era stato annunciato l'accordo in pompa magna con Confindustria Lombardia e Confapi, firmato il 10 marzo. Per il momento non se ne fa nulla, anche perché giustamente il Governo sa benissimo che ci sono ancora molti anziani e altre categorie esposte da vaccinare, e il numero delle vaccinazioni giornaliere fa fatica a decollare, come vorrebbero.

A confermarlo, con evidente rammarico, è il governatore Attilio Fontana: "Per ora il Governo non ci ha ancora dato l'autorizzazione alle vaccinazioni in azienda. Se il numero dei vaccini aumenterà - ha detto - ci autorizzeranno a dare una parte delle dosi alle aziende. Se non dovessero essere così tante bisogna vedere cosa dirà, ma temo che non ce lo lasceranno fare". 

Fontana e la deroga per i vaccini alle aziende

"Noi sin dal primo momento siamo stati sensibili alla richiesta che ci è stata avanzata da Confindustria Lombardia per dare la possibilità alle aziende di ricevere direttamente da noi i vaccini e svolgere l’attività autonomamente. Il problema è che per ora il Governo non ci ha ancora dato l’autorizzazione", ha detto Fontana. Dall'esecutivo c'è stata una apertura di massima, ma per ora "il Governo ha detto che si deve vaccinare in base all’età. Noi abbiamo avanzato la richiesta di una deroga a favore delle aziende" e "stiamo aspettando il via libera dal Governo", ha chiosato Fontana.

Presentando l'accordo con Confindustria Lombardia e Confapi, l'assessore al Welfare Letizia Moratti aveva ribadito che l'obiettivo fosse arrivare a vaccinare "tutti i lombardi che ne hanno diritto" entro giugno 2021. Il protocollo era possibile perché, si diceva, da aprile, la Lombardia avrebbe avuto una maggiore capacità vaccinale sia con l'innalzamento dell'età per Astrazeneca sia per l'arrivo di Johnson & Johnson.

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