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"Siamo noi i nuovi poveri": la testimonianza di Sara e della sua piccola impresa strozzata dal Covid

Nel settore degli allevamenti, la ditta ha due dipendenti (ora in cassa integrazione, che non arriva) e il lavoro di una vita è a rischio

«Abbiamo aperto più di 8 anni fa, con tante speranze, e per un attimo avevamo creduto di farcela». Sara B. ha 45 anni ed un'attività legata al piccolo allevamento nel Comasco vicino a Mariano Comense. «Mi vergogno, vorrei poterti mostrare tutto quello che ho costruito in questi anni, la verità è che i debiti e le preoccupazioni non mi lasciano fiato e se parlo è solo per denunciare questo stato di cose, perchè non sono l'unica in questa condizione e spero che tra noi della zona, si possa creare una rete di solidarietà».

«La mia attività è sempre stata di stampo famigliare, intendiamoci. Ci lavoriamo io, i miei genitori, mio fratello e da qualche anno due dipendenti: uno è con noi da sempre, l'altra da 5».

Sempre pagati regolarmente, con contratto regolare a tempo indeterminato. «Adesso sono in cassa integrazione. Ma io, non per cattiveria ma per mancanza di liquidità, non sono riuscita ad anticipare alcuna mensilità. Ho dovuto continuare a pagare il mutuo erogatomi per l'acquisto dell'attività e le varie spese e tasse che non sono mai state sospese».

"Non vedo il futuro"

Ma com'era la vita di Sara prima del Covid? «Semplicemente normale. Un mutuo, marito, figlio piccolo e le bestie da accudire. Non navigavamo nell'oro, ci tengo a ribadirlo, ma stavamo in piedi con le nostre gambe, qualche piccolo sacrificio ma nemmeno da non dormirci la notte». Ci spiega la 45enne che ha investito i risparmi in questa attività e finalmente, cominciava a vedere la luce in fondo al tunnel. Una realtà simile a molte nel Comasco e in brianza dove le aziende a conduzione famigliare sono sempre state parte del tessuto sociale. Attività portate avanti con grande lavoro ma che hanno sempre garantito un tenore di vita più che dignitoso. 

«Siamo noi i nuovi poveri, la classe media è stata falciata via. Molte persone che avevano piccole attività, come me, ma anche medie sono state strozzate. Io non entro in merito alle decisioni del Governo, non ho neanche più la forza di protestare. Ma qualcuno penserà davvero ad aiutarci? Perchè al momento non si sono viste nemmeno le casse integrazioni, forse sono arrivati i primi soldi ai miei due dipendenti qualche giorno fa...». Sara dice di sentirsi in colpa: «Non so perchè, ma mi vergogno, forse dovrebebro vergognarsi altri: chi ci ha ridotto così, per esempio. Invece  sono io che vivo in eterna preoccupazione e vergogna». I finanziamenti arrivano, o almeno dovrebbero, ma col contagocce. 

L’Italia delle piccole e medie imprese emerge con le ossa rotte e a rimarcarlo anche la BCE (Banca Centrale Europea) che nel suo ultimo bollettino sull’accesso ai finanziamenti per le PMI, ha segnato l'Italia come uno degli stati con più difficoltà.

«Vedremo con la banca, continua Sara, ma la vedo dura, è un cane che si morde la coda: meno giro di affari, meno banche sono disposte a fare crediti. Qualcuno ci deve aiutare...»

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