Coronavirus e lavoro: tutte le risposte alle domande dei frontalieri

Quali sono i propri diritti ora e quali se le misure dovessero inasprirsi

Tutti, proprio tutti, da quando sono iniziate le restrizioni legate al coronavirus - il parziale coprifuoco e la chiusura delle scuole in primis - hanno cominciato a domandarsi quali fossero gli effetti di tutto questo sul lavoro, quali diritti potessero vantare nei confronti per esempio della propria azienda. E particolarmente difficile è stato trovare risposte per i lavoratore frontaliero, più che altro perché Italia e Svizzera stanno applicando misure molto diverse rispetto al contenimento del virus.
Ecco allora le domande più frequenti che i lavoratori comaschi che si recano ogni giorno in Svizzera si pongono e le risposte che Unia, il maggior sindacato svizzero che tutela anche i lavoratori italiani, ha dato.

Controlli dello stato di salute

Può il datore di lavoro esigere la misurazione della temperatura dai propri dipendenti prima di farli entrare in azienda? Sì, il datore di lavoro ha il dovere di adottare le misure indispensabili a proteggere la salute del personale. Queste misure devono essere proporzionate all'obiettivo e secondo il sindacato nell'attuale contesto globale misurare la temperatura e chiedere di restare a casa a chi possa essere sospettato di contagio è una misura adeguata.

Salario

Se un dipendente viene mandato a casa perché ha la febbre, in ogni caso significa che è malato, indipendentemente dalla causa dello stato febbrile, quindi il datore di lavoro deve pagare il salario, purché il dipendente si faccia presto visitare da un dottore e ottenga il certificato medico.

L’azienda può obbligare il dipendente a cambiare luogo di lavoro?

Sì. Il rischio di contagio da coronavirus è considerato un ostacolo grave al funzionamento dell'azienda e quindi una di quelle situazioni eccezionali che danno al datore di lavoro il potere di esigere lo svolgimento delle mansioni in un luogo diverso da quello abituale. In questo caso le spese eventualmente sostenute dal dipendente per lo spostamento sono a carico del datore di lavoro.

Cosa succede se il dipendente per paura del contagio sceglie di non recarsi al lavoro pur essendo sano

Ad oggi le autorità svizzere non hanno emanato misure specifiche e quindi il rifiuto del dipendente di andare a lavorare sarebbe formalmente infondato. Così, in primo luogo il collaboratore non percepirà lo stipendio e, dopo l'ammonimento di rito, potrebbe anche essere licenziato.
Questo vale anche se il lavoratore arriva dalla Lombardia, decretata zona rossa dal governo italiano, ma rispetto alla quale non è stato posto nessun divieto di accesso da quello svizzero. L'unica eccezione a questa regola è che il datore di lavoro non stia rispettando le misure igieniche minime richieste dall'autorità, in questo caso il collaboratore può rifiutarsi di andare al lavoro finché la situazione non cambi.

Può il datore di lavoro decretare la quarantena per tutti i dipendenti che arrivano dalla Lombardia?

No, non è legale. Si tratta di una questione di salute pubblica e quindi soltanto le autorità dello Stato hanno il potere di prendere decisioni in questo senso.

Il dipendente può rifiutarsi di effettuare viaggi d’affari?

Formalmente no. Ancora una volta la federazione elvetica non ha stabilito nessun decreto o norma specifici per il coronavirus che impediscano questo tipo di attività, potete quindi rifiutarvi soltanto se il viaggio si svolge in un luogo che è stato messo in quarantena o dichiarato zona rossa, in ogni altro caso dovete attenervi al vostro contratto e seguire le indicazioni del datore di lavoro.

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Mezzi di trasporto

Se in futuro, come sembra stia per accadere in Lombardia, i mezzi di trasporto fossero bloccati, può il datore di lavoro licenziare il collaboratore che non si reca in azienda?
No, il datore di lavoro non può disdire il contratto e deve se possibile mettere il dipendente nelle condizioni di continuare a lavorare dal suo domicilio. Però, se questo non è possibile, il datore di lavoro non è tenuto a versare lo stipendio per il periodo in cui la mansione non sia svolta.

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