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Como ai tempi del coronavirus: quella bara profetica al Teatro Sociale

Città fantasma, tutto chiuso: teatri, cinema, musei, gallerie d'arte, live club

La bara al Sociale di Como

Voleva avere tutt'altro significato quella bara adagiata simbolicamente in piazza Verdi di fronte al Sociale. Era un chiaro riferimento per riportare attenzione sull'attuale situazione di Como per quanto riguarda mostre, eventi e cultura. In particolare, come poi rivendicato, la bara si riferiva all'annunciata fine del progetto Marker

Eppure la provocatoria installazione è riuscita, anche se involontariamente, ad andare ben oltre il suo "scherzo" diventando quasi profetica. Lo stesso giorno è infatti esplosa la bomba coronavirus che ha coinvolto anche la città di Como trasformandola in un autentico deserto. Un coprifuoco che almeno fino a domenica 1 marzo - ma è lecito aspettarsi un prolungamento di almeno un'altra settimana - ha chiuso teatri, cinema, locali che fanno musica dal vivo, musei, gallerie d'arte. Ogni forma di spettacolo è sospesa. Ed ecco allora che quella bara sembra testimoniare soprattutto un tristissimo momento d'emergenza che sta trasformando Como in una città davvero senza più vita.

Una situazione alla quale è difficile abituarsi e che sta mettendo in ginocchio anche molti operatori culturali che ogni giorno si dannano l'anima per far quadrare i conti. Ma alla fine dell'emergenza i danni economici potrebbero essere davvero importanti se non letali. Resta aperta, per ora, la finestra sulla Svizzera, dove al momento non è prevista alcuna restrizione.

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