Via Sirtori, a breve decisione sul centro di accoglienza: le paure di Silvia e Alessandro

Parlano due ospiti del dormitorio e anche il direttore della Caritas Roberto Bernasconi

La telefonata fatta ieri, 13 maggio, a Roberto Bernasconi è nata a seguito di una lettera che ci ha scritto Silvia Vuollo, 37 anni, ospite del dormitorio Emergenza Freddo. La lettera, che riportiamo integralmente in questo articolo, esprime la preoccupazione di Silvia e Alessandro, suo futuro marito (si sposeranno ufficialmente il 20 maggio). Come ci spiega telefonicamente entrambi attualmente sono ospiti nel dormitorio vicino al mercato coperto, in via Sirtori, soluzione trovata dalla Caritas e dal comune di Como per gestire l'emergenza Freddo (come ogni anno) e prolungata oltremodo a causa dell'emergenza coronavirus. 

Il 31 maggio, stando a quanto riferitomi da Silvia stessa durante una telefonata, sarebbe la data dove è stata decisa la chiusura del centro che nella parte dell'edificio da ospitalità a  50 uomini e 10 donne, nel tendone ad altri 20 uomini. 

Silvia è preoccupata per il suo futuro, perchè non sa dove andare. A lei, mi spiega, era stata offerta una soluzione alternativa presso un istituto religioso ma, non potendo andare con lei il futuro marito, ha deciso di rifiutare. Silvia è invalida al 75%. La sua vita non è stata e non è semplice e Alessandro è il suo unico punto di riferimento. 

La vita nel centro di accoglienza di via Sirtori

Silvia ci tiene molto a ribadire la sua gratitudine verso tutti gli operatori della Caritas e i volontari che fanno sempre, ci dice "del loro meglio", anche per compensare certi disagi che situazioni di convivenza così particolari possono porvocare. La giornata, in tempi di coronavirus, si svolge all'incirca così: alle 11 del mattino gli ospiti del dormitorio sono invitati a uscire, per poi far rientro verso le ore 19. I pasti vengono consegnati "con i sacchetti", dice Silvia, due volte al giorno. «ma cosa ne sarà di noi adesso? Il 31 maggio qui chiuderanno e noi non abbiamo alternative, saremo di nuovo in mezzo alla strada. Io non parlo solo per me e mio marito, ma anche per tutte le persone anziane che sono qui e che non so come potrebbero sopravvivere in strada». 

Il problema è complesso. I punti di vista plurimi ed è giusto ascoltarli tutti. Proprio ieri, 13 maggio, la zona di via Sirtori è stata protagonista di un episodio davvero spiacevole, un cane preso a bastonate da un gruppo di ubriachi. Non sappiamo se gli autori di questo gesto orribile siano ospiti del centro di accoglienza o meno, ma è evidente che i residenti della zona e chi vi lavora sentano un disagio (si legga la testimonianza di ieri a questo link) ed è giusto mettere in conto tutto. 

Abbiamo quindi chiamato Roberto Bernasconi, direttore della Cartitas Diocesana di Como, che ha espresso il suo pensiero in merito alla decisione di chiudere o meno, a fine mese, questo dormitorio. In primis chiarische che non c'è ancora niente di sicuro. Molto dipenderà anche da come si evolverà la situazione sanitaria a Como e in Italia. Certamente non è facile neanche gestire i ritmi delle giornate e mantenere gli equilibri. 

«La problematica vera, dice Bernasconi, è quella di aiutare queste persone a ritrovare un senso per la loro vita. Bisogna creare altre prospettive. Il loro interesse dovrebbe andare oltre all'apertura o meno del dormitorio e pensare a cosa fare della loro vita in maniera più lungimirante. Creare delle prospettive, aiutarli in questo, dovrebbe essere lo scopo principale. Adesso, con questa crisi, sarà ancora più difficile ma, ripeto, noi e il comune non abbiamo ancora preso una decisione in merito alla chiusura o meno del dormitorio e il ragionamento resta aperto anche in base all'evolvesri della situazone».

La lettera di Silvia

Ecco quindi, la lettera con cui Silvia, 37 anni ci ha contattato. 

«Cara Redazione,

molti si chiedono dove andranno i senzatetto quando chiuderanno i dormitori, domanda legittima e la risposta è semplice, Sulla strada. Perché a nessuno importa veramente di noi senzatetto, chi a poco o niente ci aiuta come può, una coperta o qualcosa da mangiare, ma i ricconi tirchioni non gli importa nulla di noi altrimenti farebbero in modo di trovarci un posto almeno per dormire o ci proporrebbero un lavoro, io sono fidanzata, il 20/5/20 mi sposo, e a giugno dovremo tornare in strada, va bene, noi ce la caveremo, ma nel dormitorio in via Sirtori c'è gente anziana, con più di 70 anni, c'è chi soffre di malattie gravi come me che sono epilettica, ho la dislalia e polineuropatia agli arti inferiori e vivere in strada se si è soli non è semplice, soprattutto se è tutto chiuso e non c'è una toilette aperta. La maggior parte della gente si lamentava che a causa del Coronavirus era obbligata a stare a casa,... ad averla una casa, fra nove giorni mi sposo e non posso neanche festeggiare e fare la notte di nozze, e devo sentire la gente che si lamenta perché non può bere un caffè al bar??! Ci sono cose più importanti. Io sono disabile, mio marito è stato licenziato perciò non lavora, a Giugno saremo sulla strada, e nessuno fa nulla per aiutare noi e gli altri senzatetto. Mi sono stancata di sentire lamentele senza che nessuno provi ad aiutare chi è più sfortunato di lui (parlo dei ricconi.. si capisce) usate il cervello e aiutateci a ritornare in strada invece di lamentarvi che ci stiamo.

Spero vivamente che proverete ad aiutarci... almeno i più anziani e i malati.

Cordiali saluti

Silvia». 

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