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Mercoledì, 18 Maggio 2022
Attualità Rebbio

Da Como alla Polonia andata e ritorno: il racconto di un viaggio umanitario al confine ucraino

Marta Pezzati racconta la missione di soccorso partita da Rebbio. Ecco qual è la situazione dei profughi di guerra

Dieci persone, su quattro furgoni carichi di materiale, coordinate da Don Giusto, sono partite mercoledì scorso da Rebbio per la Polonia, portando aiuti raccolti grazie alla generosità di tanti, per fare rientro sabato riportando gente scappata dalla guerra in Ucraina. Due le mete: la prima dove i volontari sono arrivati ? Przemlys, dove un ex centro commerciale “Tesco” è stato adibito a centro di accoglienza; là dove si vendevano vestiti o intimo, alimentari e profumi, ora sono stipate file e file di brandine e materassi che, come tappeti, ricoprono tutto il pavimento. A darne notizia è Marta Pezzati di Como Accoglie.

"E' possibile entrare solo nella “Hall” mentre negli spazi destinati all’accoglienza - scrive Pezzati - hanno accesso esclusivamente gli “ospiti” o le persone registrate, due soldati polacchi controllano il braccialetto che permette l'ingresso. Una sorta di desk turistico indirizza le persone verso le varie necessità e raccoglie le diverse destinazioni europee dove i “driver” tipo noi le accompagneranno a ricongiungersi con familiari ed amici o verso mete dove sconosciuti sono disponibili ad accoglierle. Il posto è molto grande ed alcuni padiglioni sono gestiti da diverse nazioni; quello italiano, il più grande, è gestito dalla nostra protezione civile. Noi siamo arrivati poco dopo l’alba ma già tante persone vagavano trascinando i loro trolley che pochi mesi prima servivano per vacanza o viaggi di lavoro. L’odore appena entriamo è forte acre non identificabile, un mix che già racconta di tanta gente stipata e suggerisce la difficoltà di chi si ritrova catapultato da una quotidianità tipo la nostra ad una vita sconvolta. Il silenzio ancora di più colpisce: è presto ma, nonostante la quantità di gente già attiva, i rumori sono pochi, qualche cane abbaia, anche i bambini sono composti e silenziosi. Tutti Sperduti, smarriti forse ancora increduli. Anche noi".

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"All’esterno del centro, nel parcheggio, innumerevoli gazebo offrono varie cose, dal gulasch caldo all’assistenza medica …e una lunga fila di Toi toi per sopperire alle necessità fisiologiche. Due dei quattro furgoni del nostro equipaggio, stracarichi di materiali, si sono fermati li per scaricare gli scatoloni e intercettare chi volesse raggiungere l’Italia mentre altri due furgoni, altrettanto carichi, hanno proseguito alla volta di Chelm, cittadina al confine con Ucraina e Bielorussia, dove una chiesa battista ha aperto le porte all’accoglienza".

"Nella moderna sala di legno, dove normalmente si prega, i banchi della preghiera, ammassati sul pulpito sotto una grande croce, hanno lasciato spazio alle brandine. Come nel centro Tesco anche qui i materassi hanno occupato ogni spazio disponibile lasciando però libera una bella e grande sala piena di giochi per i bambini, un altro accogliente salone per la mensa ed altri spazi dedicati comunque all’accoglienza. Qui l’atmosfera ? molto più calda e familiare, per quanto possibile serena. Sembra che la gestione sia affidata principalmente ai tanti volontari. L’accoglienza ? aperta h 24 così come la cucina, si può arrivare e mangiare a qualsiasi ora anche della notte; i beni sono a disposizione di chi ne ha bisogno in grandi scaffali pieni di cibo, di vestiti, di scarpe, di detersivi etc da cui ciascuno si può servire. Sono tutti molto rispettosi e composti ma qui i bambini si vedono pure ridere".

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"È un viavai di persone, anche di tanti volontari che portano aiuto e sostegno. Non è facile individuare i riferimenti cui rivolgersi anche perché in pochi parlano inglese ma c’è la facciamo. Dopo aver scaricato i furgoni in uno spazioso magazzino messo a disposizione dalla municipalità ritorniamo nel centro. jolanta, una signora polacca del luogo, ha la figlia che vive in Italia dunque parla abbastanza bene italiano, fa la volontaria li con grande impegno, calore e dedizione. Accoglie con molta premura anche noi e, nonostante l’abbondanza di cibo, ci prepara una pasta special. Poi c’è Sasha un giovane ragazzo ucraino, è arrivato li diretto in Olanda con la famiglia ma lui ha voluto rimanere per aiutare, ci cerca una sistemazione per la notte; non se ne parla proprio di lasciarci andare in albergo. Alla fine una camera in cima ad un dedalo di scale ci permetterà di riposare la notte. C’è anche Raul un giovane italiano, arrivato con il papà Ivan, pastore battista di Roma, e Gioele: ha deciso di fermarsi un po’ di più a dare aiuto, mentre papà e amico, dopo avere coraggiosamente varcato il confine per portare aiuti direttamente in Ucraina, sono rientrati in Italia. E tanti altri".

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"Belle persone - racconta Marta Pezzati - che restituiscono un minimo di fiducia nell’umanità davanti alla pazzia di ciò che accade. Il lungo viaggio per noi è terminato a Rebbio da don Giusto, che ha accolto le donne, di cui una all’ottavo mese, bambini, ragazzi e un gatto al guinzaglio, che abbiamo accompagnato dalla Polonia. Alcune ripartiranno per varie destinazioni, Roma, Lugano, Spagna, altre verranno ospite da famiglie a Como. Qualunque siano le loro destinazioni sono i loro destini, stravolti dalla follia di pochi e da strategie geoeconomicopolitiche ben lontane dal pensare al bene comune, la grande incognita… speriamo di cuore ritrovino una nuova e serena strada. ho scritto questo racconto- ricorda Marta Pezzati . perché mi sembrava importante testimoniare e condividere un’esperienza così intensa. Ci tengo a sottolineare che io mi sono aggregata all’ultimo all’equipaggio. Altri hanno lavorato per organizzarlo: Giovanni Vincenzo Chiara ed altri oltre ovviamente a don Giusto". 

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