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Intelligenza artificiale, l'ad di ComoNext: "Giusta la scelta di limitare ChatGPT"

Soliano: "Non possiamo avallare acriticamente tutto ciò che è tecnicamente fattibile sull’onda di un entusiasmo collettivo troppo spesso inconsapevole"

La decisione del Garante della Privacy di bloccare ChatGPT trova il favore del polo tecnologico ComoNext. Sulla vicenda - che ha visto il Garante bloccare immediatamente la nota applicazione di intelligenza artificiale di OpenAi per carenze nelle informative sulla privacy e nella raccolta e trattamento dei dati personali - è intervenuto l'amministratore delegato del polo tecnologico di Lomazzo, Stefano Soliano: "L’intervento del Garante è ragionevole: siamo di fronte a un sistema di linguistica computazionale che sopravanza il nostro perimetro di controllo e di gestione”.

Soliano ha proseguito sottolineando che “il provvedimento del 30 marzo sulla limitazione provvisoria dell’uso del software è da ritenersi giustificato, considerata l’evidenza dei fatti in contrasto con il GDPR. La nostra posizione rispetto a questa vicenda deriva in modo coerente dai principi che da sempre guidano la nostra esperienza nell’ambito del trasferimento tecnologico e, in senso più ampio, dell’innovazione, ovvero il riconoscimento del valore straordinario delle nuove tecnologie e la loro valorizzazione attraverso lo sviluppo di progetti che tuttavia non devono mai tralasciare la centralità della persona, che deve trarre vantaggio (e non difendersi) dalla “macchina”. In realtà, siamo di fronte alla necessità di una maturazione dell’approccio nei confronti delle tecnologie innovative: non possiamo avallare acriticamente tutto ciò che è tecnicamente fattibile sull’onda di un entusiasmo collettivo troppo spesso inconsapevole".

"In questo senso - ha aggiunto Soliano - ci piace pensare che, una volta tanto, il nostro tanto bistrattato Paese abbia alzato la palla su un tema di enorme importanza e che ora tocchi all’Europa “schiacciare”, aprendo un dibattito serio sulla necessità di definire le regole del gioco e di rivestire di etica quegli algoritmi che sempre più influenzeranno le nostre vite nei prossimi decenni. L'assenza di una base giuridica che giustifichi la raccolta e la conservazione massiccia di dati personali, allo scopo di “addestrare” gli algoritmi sottesi al funzionamento della piattaforma, crediamo sia il vulnus principale che il Garante abbia riscontrato nel software di OpenAI.  Inoltre, come testimoniato dalle verifiche effettuate, le informazioni fornite da ChatGPT non sempre corrispondono al dato reale, determinando quindi un trattamento di dati personali inesatto. Auspichiamo che OpenAI e l’Autorità possano avvicinarsi in una logica di dialogo costruttivo per arginare derive tecniciste senza compromettere lo sviluppo tecnologico nel nostro Paese”.

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