Como, è morta a 98 anni Ines Figini testimone dell'orrore di Auschwitz

"Il suo esempio in vita deve restare valido, anche e soprattutto a Como"

Ci lascia un'altra importante testimone degli orrori del nazismo. Ines Figini, ex deportata nei campi di concentramento di Mauthausen, Auschwitz-Birkenau e Ravensbruck. È morta ieri, 26 settembre, a Como a 98 anni. Aveva 22 anni quando la deportarono. Faceva l'operaia e, come ha raccontato molte volte, quella mattina del marzo del 1944, si era recata come sempre al lavoro. Ma quel giorno, davanti all'azienda di Como dove lavorava c'era uno sciopero. Un simbolo importante dei primi moti di ribellioni verso le forme dittatoriali. Ines non era partigiana e non era ebrea. È stata prima arrestata e poi deportata semplicemente per aver difeso alcuni colleghi, per un senso di giustizia e solidarietà che già albergava in lei a soli 22 anni. Ines riuscì ad uscire viva dal più conosciuto e terribile campo di concentramento che la storia ricorda. Ha anche dichiarato, più volte, di aver trovato il perdono, con gli anni, un perdono spontaneo. Carlo Azeglio Ciampi, nel 2004, l'aveva nominata commendatore della Repubblica.

La ricorda così la CGIL di Como:
«La sua testimonianza è stata ed è fondamentale per la Cgil, per tutto il territorio e per le giovani generazioni - dichiara Umberto Colombo, segretario generale della Cgil di Como - Il suo esempio in vita deve restare valido, anche e soprattutto a Como, dove purtroppo, in un passato recente, si sono verificati episodi di recrudescenze fasciste.
La storia di Ines, operaia della Ticosa, deportata per gli scioperi contro l'occupazione nazifascista e sopravvissuta ai campi di concentramento, ci dice che occorre portare avanti, con costanza, una battaglia culturale sui temi dell'antifascismo e nella diffusione della solidarietà. Dal canto nostro, quest'insegnamento non lo dimenticheremo mai e continueremo a metterlo in pratica».

Le parole del sindaco in ricordo di Ines

La ricorda anche con gratitudine il sindaco, Mario Landriscina: «... nostra stimata concittadina e testimone instancabile della tragedia dei lager nazisti. Nel 1944, a soli 22 anni, dopo aver partecipato allo sciopero della Tintoria Comense dove lavorava, fu deportata a Mauthausen, poi a Birkenau e infine a Ravensbrück dove fu liberata.
Già insignita dell’Abbondino d’Oro nel 2004, ha dedicato il resto della vita al racconto critico dell’esperienza che ha segnato la sua esistenza e quella di altri milioni di persone, tra vittime e sopravvissuti all’Olocausto. Ha scelto in particolare di andare nelle scuole, di incontrare i giovani, di partecipare a incontri pubblici, scrivere e rappresentare con diverse modalità e approcci una delle più gravi degenerazioni della storia, con il vivo desiderio di educarci a guardare il dolore nella sua forma estrema per renderci cittadini consapevoli e convinti del valore supremo della vita umana al di là di ogni appartenenza.
Una donna che ha dimostrato sempre  grande coraggio e concreta coerenza con le sue idee, una serena lucidità nonostante le grandi sofferenze provate e disponibilità ad un costruttivo confronto.
Ci stringiamo a quanti l'hanno amata, stimata, e presa ad esempio con l'auspicio che i suoi insegnamenti rimangano indimenticati a tutela della nostra libertà.»

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