Lucia, dai provini di X Factor al suo primo concerto in Africa: "Non mi ferma più nessuno"

I sogni vanno rincorsi, specie se c'è talento e anche se la vita non è sempre facile

Lucia Pecchia, 38 anni, è una viaggiatrice. Milanese di origine ma sposata con un comasco doc, Alessandro Bianchi, ha deciso di non aspettare che i suoi sogni si realizzassero ma di agire concretamente. Ha ereditato la passione per il canto da sua mamma, Manuela, purtroppo venuta a mancare qualche anno fa, e la determinazione da suo padre, Alessandro, vittima anche lui di un brutto male. Un'infanzia felice, ma con la morte dei suoi genitori la vita si complica. Nonostante tutto sia in salita però lei non molla: ha due bellissimi bambini, si sposa e riesce a rendere la sua vita di nuovo bella. Le rimaneva però un sovrappensiero: il canto. Da quando era morta sua mamma, che la incentivava molto e, a sei anni, l'aveva anche accompagnata allo Zecchino d'Oro, dove aveva cantato Dove vanno a finire i palloncini, da allora insomma, il canto era stato riposto in un cassetto, come i sogni a cui non si crede più. 

«Eppure, ci dice Lucia, a modo mio non ho mai smesso: ho sempre avuto a casa un microfono, per cantare con gli amici, come hobby, senza impegno. Però dentro di me mi sentivo incompleta e nello stesso tempo bloccata». Fa anche i provini a X Factor, per l'edizione 2018, dove porta Sognare Sognare di Gerardina Trovato e A Feast for me di Elisa. Non la prendono e lei richiude un'altra volta il cassetto. Suo marito, Alessandro, però non smette mai di spronarla: la invita a cantare e crede veramente in lei, appoggiandola in tutto e per tutto. 

La vera svolta arriva però quando, durante una di queste serate tra amici, la sente cantare Gabriele D'Amora, ex componente dei So Erba (prodotti negli anni 90' da Morgan) e produttore internazionale. I due provano a registrare qualche inedito in studio, ma Lucia è bloccata: «Non so perchè, non mi sentivo a mio agio. Lì ho capito che prima di mettermi a registrare in studio dovevo avere un impatto con il pubblico, cantare davanti a persone che non fossero miei amici o la giuria di un talent».

Lucia abbandona  di nuovo il canto. Finchè non le viene proposta una cosa molto bizzarra che lei accetta: fare un concerto in un locale in Tanzania: il  CCN di Stone Town.

Chiaramente l'offerta è arrivata durante una vacanza, nell'unico momento dove era ancora possibile muoversi verso questi paesi.

«Prima di salire sul palco ero emozionatissima. A dire il vero le strumentazioni erano tutte sgarruppate: il mio timore era anche quello di fare brutta figura, non solo per l'emozione ma anche perchè a tratti si sentiva malissimo. Il gruppo era composto tutto da tanzaniani e zanzibarini. Abbiamo fatto un'ora di prove e basta. La cosa positiva è che queste persone il ritmo lo hanno nel sangue e quindi, al di là del lato tecnico, che poteva andare senz'altro meglio, sono state belle l'energia e la gioia che trasmettevamo con la nostra musica. Ho scoperto così di amare il palcoscenico e mi sono finalmente sbloccata«. 

Lucia ci racconta che non c'era una folla oceanica al CCN  di Stone Town, ma tanto è bastato per farsi notare da un producer locale.

«Io spero, adesso che mi sono sbloccata, di continuare con D'Amora e riuscire a fare i miei pezzi, in caso tornerò in Tanzania (ride - ndr)».

Una storia di coraggio e di talento, una di quelle strade che nessuno può interrompere. 

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«Hanno cercato di farmi senire vecchia, inadeguata, non abbastanza brava: ma quando sono salita su quel palco ogni insicurezza è svanita. Spero sentirete presto parlare di me».

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