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Cinghiali fuori controllo nel Comasco, situazione "esplosiva"

Il problema, già di per sé gravissimo, è andato a inasprirsi ulteriormente proprio perché i selvatici hanno trovato, di fatto, “campo libero”

Danni cinghiali Porlezza

“Così non è più possibile continuare. Non passa giorno che non vi siano segnalazioni di campi rovinati, i cinghiali rischiano davvero di far collassare un’agricoltura che già deve fronteggiare una crisi senza precedenti. Agricoltori che già fanno i salti mortali per garantire l’operatività delle filiere alimentari con le restrizioni Covid, devono pensare anche a difendere le proprie coltivazioni agricole, spesso impotenti di fronte ai selvatici che, nottetempo, rovinano tutto. E’ una cosa davvero senza senso”. Così il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi torna sul nodo-fauna selvatica, alla luce di una recrudescenza monitorata nelle ultime settimane.

“Ogni dichiarazione è superflua se si guardano i fatti, i danni provocati nei campi, le invasioni di carreggiata che rendono non più sicure le strade e continuano a provocare incidenti: ed altri purtroppo ne seguiranno, specie quando la circolazione stradale riprenderà vigore. E’ evidente che le risposte finora date, sul territorio, si sono rivelate insufficienti a risolvere il problema: ora è necessario affrontare la situazione in modo deciso e ben consapevoli che i selvatici – come già negli scorsi anni – non daranno tregua nemmeno nel periodo invernale”.

A rinnovare l’allarme, con la sua testimonianza da Porlezza, è anche Luigi Casarini, imprenditore agricolo associato a Coldiretti: “La situazione qui è molto seria. Le lunghe settimane in zona rossa, con lo stop a caccia e abbattimenti di cinghiali, hanno portato a un’esplosione di danni.  I selvatici qui in val Menaggio non danno pace e ogni giorno si aggiorna il bollettino, tra balloni di fieno distrutti e campi letteralmente arati. Veri e propri scavi, quelli fatti dai cinghiali, che rendono impossibile la lavorazione di interi lotti di terreni”.

La descrizione dello scenario, in realtà, è comune all’intero comprensorio delle due province. E’ una situazione-limite anche quella che si registra al Pian di Spagna, a nord del lago di Como, così come si ripetono le segnalazioni nella Valsassina lecchese. Senza contare gli innumerevoli allarmi dei cittadini che si ritrovano faccia a faccia con i cinghiali sull’uscio di casa, specie nelle zone periferiche dei borghi rurali.

Il problema, già di per sé gravissimo, è andato a inasprirsi ulteriormente proprio perché i selvatici hanno trovato, di fatto, “campo libero” in queste settimane, quando la Lombardia e le province di Como e Lecco erano in zona rossa. Situazione non certo risolta dopo il passaggio “in arancione”, per le ristrette possibilità di movimento (anche per chi caccia) confinate entro i limiti del territorio comunale di residenza.

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