Attualità

C'è chi resta sempre in "zona nera"

Un caso emblematico di quotidiana diseguaglianza

Como

I contorni di questa surreale vicenda ce li aveva anticipati lo stesso Bruno Magatti. Il quale, in uno dei momenti topici di questa vicenda, aveva promesso che avrebbe raccontato tutto dall'inizio. E così è stato. La "piccola storia" che ha reso pubblica Bruno Magatti, uomo da sempre impegnato nel sociale e che ancora crede nella politica nobile e civile, è emblematica. Leggerla aiuta a capire quanto cammino c'è ancora da fare per disegnare strade bianche, il cui colore sia uguale per tutti.

Perché proprio in questi giorni in cui siamo costretti a muoverci tra zone gialle, arancioni e rosse, per qualcuno la zona resta sempre nera. E qui la pandemia non c'entra nulla. Ora i tempi si sa che cambiano, passano e tornano tristezza e amore. Da qualche parte c'è una casa più calda, sicuramente esiste un uomo migliore. Cantava così Francesco De Gregori in Renoir, una delle sue tante belle canzoni piene di speranze purtroppo disattese. Proprio come questa storia insegna. 

Premessa.
"Mi fermò per strada. Era l’estate del 2012 e da poche settimane ero assessore alle politiche sociali. Il giorno successivo, nel mio ufficio, mi raccontò la sua vicenda, la sua infanzia a Roma, le scuole fino al terzo anno delle superiori, la strada, il carcere che lo aveva portato a Como e l’episodio ultimo, acceso da un goal di Balotelli, italiano nero come lui, ai campionati europei di calcio. Era “carico” per le botte prese da chi non ama gli italiani come lui e per ciò che ne era seguito, con l’ingiusta sospensione della borsa lavoro e poi la perdita dell’alloggio e del percorso avviato per dare ordine alla sua vita. Negli anni successivi non ci siamo più persi di vista. L’ultima carcerazione è stata accompagnata dalla paradossale certificazione di 370 giorni scontati seppur non dovuti". 

Il fatto
"Qualche settimana fa, per tramite di amico frate, mi chiama. Gli hanno rubato i documenti (per chi vive sulla strada non è un evento improbabile) e, soprattutto, la "carta" (delle Poste) sulla quale è caricato il reddito di cittadinanza col quale resiste. Per sporgere denuncia serve il suo codice fiscale che io conservo in memoria. L’indomani mattina siamo insieme in municipio per una nuova carta d'identità. Lo saluto quando ha nelle mani il documento provvisorio col quale chiedere in Posta il rilascio del duplicato della "carta". Di lì a breve mi richiama, grazie alla disponibilità di un cittadino gentile. Lo raggiungo. In Posta non intendono riconoscere la validità del documento rilasciato dal comune, malgrado un QR-code impossibile da falsificare. C’è qualche relazione al suo essere “nero” e residente "presso la casa comunale" (cioè senza dimora)? Forse è solo un mio pensiero temerario. Tutti sappiamo che la carta d'identità elettronica è consegnata dopo alcuni giorni, ma non c’è nulla da fare con l'impiegata, che scivola dietro le quinte, dal direttore. Una buona notizia? Solo in apparenza. Al suo ritorno pretende la certificazione dell'Agenzia delle Entrate del codice fiscale, che pure risulta sul documento del comune.

Cosa fare ? Chiamare i carabinieri ? per così poco? O i giornalisti?
"È quasi mezzogiorno. L'Agenzia delle Entrate non è lontana. Ci pieghiamo a questa prepotenza. La guardia giurata al cancello dell’Agenzia delle Entrate nega l'accesso. Serve l’appuntamento e le rigide consegne non gli permettono discrezionalità. Telefono per un consiglio a un amico che fino a pochi mesi fa ha lavorato qui. Questi si propone di spiegare la situazione a un ex collega, all'interno. Sul filo di lana della chiusura si affaccia una persona gentilissima: mi rincuora il sapere che qualcuno è disposto ad ascoltare e a porsi al servizio del cittadino. La certificazione, però, sarà recapitato per posta, per cui torniamo all’ufficio postale con una dichiarazione cartacea provvisoria".
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Il colpo di scena
Documenti alla mano, parlano di una seconda carta intestata alla stessa persona. Senza dirlo lasciano intendere che sospettano una partita ambigua. Io sarei l’ingenuo che non capisce, mentre non è compatibile col loro pensiero che a un codice fiscale è attribuito uno e un solo reddito di cittadinanza.
Inutile discutere.  Col mio telefono e sotto i loro occhi, seduta stante, blocchiamo quella “carta” disusata e risalente ad anni addietro, da loro rinvenuta negli archivi. Abbiamo dato corso ad ogni loro pretesa e sul bancone ci sono la denuncia ai Carabinieri, la certificazione dell'Agenzia delle Entrate, la carta d'identità provvisoria rilasciata dal comune e la conferma del blocco di tutte le tessere". 

Ma la partita è tutt’altro che conclusa.
"Piuttosto che agire “al servizio del cittadino” il direttore in persona eccepisce che sulla denuncia ai Carabinieri non è riportato il numero della tessera rubata o smarrita! Con tono garbato nega che si possa procedere. Non lo permetterebbero i “regolamenti” (che non mostra) e ciò gli pare sufficiente per negare i diritti del cittadino che ha dinanzi. A nulla serve ricordare che nell'esercizio della funzione richiesta le poste sono “servizio pubblico” e che l’ostruzionismo burocratico può degenerare in improprio esercizio di potere. Stupisce che nell’esercizio della funzione dirigenziale venga eluda la responsabilità di discriminare, valutare e agire di conseguenza. L'impiegata che per prima non ha saputo, voluto o potuto agire in autonomia conclude dicendo che sono altri coloro ai quali spetta il compito di farsi carico dei “casi umani”. Sono quasi le 13. Non si è concluso nulla. Il muro di gomma ha perso e fatto perdere tempo, negando un diritto.Una nuova denuncia che riporti il numero della carta da sostituire fornito dal direttore è una pretesa assurda oltre che inutile".

 Epilogo
Il mio amico decide di dirigersi all’ufficio postale di un altro comune: non stupirà nessuno sapere che, senza nulla aggiungere, quella stessa documentazione si rivela idonea a ottenere, nella stessa giornata e senza alcuna obiezione, la nuova “carta”. Saremo una società migliore quando tutti coloro cui è affidata una funzione pubblica saranno fieri di potersi porre, senza pregiudizi, “al servizio” del cittadino". 

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