Sabato, 20 Luglio 2024
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Cancelli a San Francesco, Refugees Welcome: "Disumano"

Continuano le polemiche dopo l'annuncio del sindaco di Como

Dopo le accuse di Como Accoglie e del PD, dopo la replica del sindaco Alessando Rapinese, arriva un altro attacco al progetto di installare un cancello all'ex chiesa di San Francesco. A esprimersi in maniera nettamente contraria è in questa occasione il gruppo territoriale di Como dell'associazione Refugees Welcome Italia. Lo riportiamo di seguito integralmente..

La decisione dell'amministrazione comunale di chiudere l'accesso al porticato dell'ex Chiesa di San Francesco attraverso un cancello per impedire a persone senza dimora di trovarvi riparo ci mostra ancora una volta l'incapacità del Comune di Como di affrontare con umanità e lungimiranza il problema delle persone che non hanno un posto in cui dormire. I posti disponibili nei dormitori cittadini sono da anni insufficienti a rispondere ai bisogni di coloro che si trovano a vivere in una condizione di grave marginalità, ma il Comune preferisce mettere cancelli piuttosto che offrire posti letto e opportunità di reinserimento. Come gruppo territoriale dell'associazione Refugees Welcome Italia condanniamo con forza tale scelta dell'amministrazione cittadina.

Da diversi anni ormai siamo impegnate a sostenere i percorsi di integrazione dei giovani migranti e sappiamo bene che per molti di loro scivolare nella condizione di senza dimora è fin troppo facile. Avere un permesso di soggiorno e un lavoro non garantisce la possibilità di accedere a una casa. E senza una casa, senza un luogo in cui dormire, lavarsi e riposarsi è difficile, quasi impossibile, mantenere un lavoro. Per molti giovani migranti un posto in un dormitorio o in situazioni di cohousing rappresenta un passaggio necessario in un percorso di integrazione che ha come obiettivo la piena autonomia. In questi anni abbiamo conosciuto decine di ragazzi che hanno rischiato di bruciare tutti i loro sforzi per integrarsi semplicemente perché non avevano un posto dove dormire.

E solo grazie ai dormitori, alle parrocchie sensibili o alle famiglie che li hanno ospitati per un po' di mesi oggi sono autonomi e inseriti nel nostro tessuto sociale e produttivo. La sicurezza e la coesione sociale in una comunità non si costruiscono attraverso cancelli, chiusure e divieti, ma offrendo a tutti, soprattutto a chi è più vulnerabile, condizioni di vita dignitose e una speranza per il futuro

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