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Addio ai buoni pasto, pausa pranzo a rischio: arriva lo sciopero

Se non ci sarà a breve una riforma radicale, le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero smettere di accettare i ticket

Per tutta la giornata del 15 giugno i pubblici esercizi non accetteranno alcun pagamento tramite buoni pasto.

"Un blocco necessario per far arrivare alle Istituzioni l'appello, troppe volte ignorato, per una strutturale riforma di un sistema che, per via di commissioni al 20%, non è più economicamente sostenibile". 

Come riportano i colleghi di Today, l'estate calda dei ticket è solo all'inizio. Si è ormai innescato un sistema che costa agli esercizi convenzionati, che erogano ogni giorno un servizio indispensabile per i lavoratori, troppi soldi. C'è chi è pronto a non accettare più i buoni pasto. Non una buona notizia per milioni di lavoratori. La forma di protesta più efficace viene minacciata da alcuni esercenti nel caso non si ponga fine alla strategia delle gare al massimo ribasso di Consip per comprare i ticket spendendo il meno possibile. Vero è che grazie al massimo ribasso lo Stato, ovvero tutti noi, risparmia fino al 18-20% sul valore facciale dei buoni, ma è un costo che di fatto viene poi pagato dagli esercizi in cui viene speso il ticket. I margini degli esercizi commerciali italiani però così si riducono sempre più, e con l'attuale situazione, tra inflazione e caro energia, la bolla rischia di esplodere. "È paradossale che chi dovrebbe garantire il buon funzionamento del mercato ne mette poi a rischio la sopravvivenza richiedendo commissioni insostenibili" dice Roberto Calugi, direttore generale di Fipe - Confcommercio.

Buoni pasto: abbiamo un problema

A livello europeo la prassi italiana è particolarmente "strana". Guardiamo ad esempio alla Francia: lì viene messo in gara il servizio e vince l’emittente che fa pagare le commissioni di gestione più basse. Anche in Italia intorno agli anni ’90 si operava così con commissioni dell’1-2% per gestire la rete degli esercizi convenzionati. Le richieste dei commercianti in Italia di fatto sono due. La prima è lo stop alla formula di fatto del massimo ribasso. L’urgenza è dettata dall’imminente gara Consip Bp10 (Buoni pasti edizione 10) del valore di 1.250 milioni di euro che comporterebbe una tassa occulta a carico di pubblici esercizi e Gdo di oltre 200 milioni. Le imprese rappresentate da Ancd Conad, Coop Italia e Ancc Coop, Fiepet Confesercenti, Federdistribuzione, Fida e Fipe-Confcommercio, che accettano i ticket chiedono inoltre la riforma del mercato dei buoni pasto intervenendo sull’articolo 144 del Codice dei pubblici appalti. Tale articolo prevede che lo sconto incondizionato, di fatto una commissione, applicato dagli emittenti agli esercenti non possa essere più basso dello sconto applicato dagli emettitori in sede di gara alla Consip. 

Cosa rischia di succedere

"Se il governo e le istituzioni continueranno a ignorare questo problema come estrema ratio non ci resterà che fissare delle giornate in cui pubblici esercizi e Gdo non accetteranno i buoni pasto" mette in chiaro Calugi.  "Dopo ripetuti appelli sulla necessità di riformare questo sistema, ai quali non abbiamo avuto risposta, siamo intenzionati a portare avanti iniziative più incisive - dice Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione -. È necessario porre all’attenzione del Governo su una situazione che è ormai economicamente insostenibile, con commissioni non eque, le più alte d’Europa". I tre milioni di lavoratori che quotidianamente utilizzano i ticket se

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