Bellagio, la perla del lago di Como è un fantasma

Negozi chiusi, strade deserte, ma c'è ancora chi sa sorridere

Bellagio

Un tardo pomeriggio afoso d'estate. A Bellagio, la perla del Lario. Una delle mete turistiche più ambite e conosciute del mondo. La città sembra quasi addormentata, distesa su un Lago di Como che culla dolcemente il suo riposo.Le strade sono deserte, molti negozi sono chiusi, il clima è davvero surreale. Non ricordo di aver visto così Bellagio nemmeno nelle giornate più storte d'inverno. Nemmeno Nino, dello storico Bar Sport di Bellagio, che lo scorso anno ha festeggiato un secolo di attività, ha memoria di un periodo così brutto dal dopoguerra ad oggi. Lo dice soottovoce, senza perdere il sorriso. Ma il clima è mesto: si respira molta tristezza in questo angolo del Lario abitutato ad essere invaso dai turisti tutto l'anno. Quella Bellagio che persino Las Vegas gli ha dedicato un albergo.

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Non ci sono stranieri e chissà quando ritorneranno, tenuti a casa da questa maledetta pandemia che rischia davvero di mettere in ginocchio per chissà quanto tempo una risorsa che dà lavoro a migliaia di persone solo nel comasco. Anche gli italiani arrivano solo nel weekend ma non si fermano a dormire e non spendono soldi. Per questo molte attività sono ancora chiuse. Anmmaria ha rilevato da poco il negozio di articoli di seta del fratello. Nonostante il sorriso gentile con cui mi accoglie, è davvero sconsolata e preoccupata. Tiene aperta l'attività per provare a dare un segnale ma quei pochi turisti che la domenica arrivano a Bellagio non comprano nulla, in giro ci sono ancora troppa paura per il virus e troppa incertezza per l'economia.

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Per le belle stradine di Bellagio si incontra pochissima gente, i bar anche all'ora dell'aperitivo sono praticamente deserti. Anche scendendo lungo le scalinate verso il lungolago, di solito sempre pieno di gente, non va meglio. C'è una dignitosa attesa. Si spera soltando che questi mesi passino alla svelta e che Bellagio possa tornare a splendere come sempre. Nessuno osa fare presivisioni ma è difficile pensare che a luglio e agosto la situazione possa migliorare. Gioia e voglia di vivere e viaggiare non tornano se prima non si mette da parte la paura. Tutti devono fare la loro parte per tornare alla normalità, altrimenti pagheremo ancora un prezzo altissimo a questo virus, che oltre ad aver spezzato molte vite rischia di compromettere il futuro di troppe persone. Occorre essere prudenti ma non fobici. E ottimisti. 

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