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Domenica, 23 Giugno 2024
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Nuovo decreto sugli autovelox, cambia tutto: distanze, limiti e multe

Cosa cambia in concreto

Annunciato da Matteo Salvini, ministro delle infrastrutture e dei trasporti, lo scoso 28 maggio il decreto sui dispositivi di rilevazione della velocità (autovelox) che finisce in Gazzetta ufficiale.I comuni dovranno adeguarsi alle nuove regole: sono "essenziali per garantire che gli autovelox siano utilizzati come strumenti di sicurezza e non come un mezzo per aumentare le entrate comunali attraverso le multe", ha detto Salvini. 

Le nuove regole sugli autovelox

Cosa cambia in concreto? Verranno introdotte alcune misure che modificheranno in modo sostanziale l'uso dei rilevatori di velocità. Tra le novità più significative, come riportano i colleghi di Today.it,  il decreto prevede che gli autovelox siano segnalati in anticipo e con distanze precise: almeno un chilometro prima fuori dai centri urbani (strade extraurbane), 200 metri prima sulle strade urbane di scorrimento e 75 metri prima in tutte le altre. Inoltre, tra un dispositivo e l'altro dovranno esserci distanze minime differenziate in base al tipo di strada (urbana o extraurbana), per evitare la serialità delle multe nello stesso tratto di strada. Si tratta di una modifica che punta a garantire una maggiore trasparenza e a ridurre l'uso indiscriminato dei rilevatori di velocità.

La collocazione degli autovelox, inoltre, sarà determinata dai prefetti: a loro, infatti, dovranno rivolgersi i sindaci per avere il via libera all'installazione. I dispositivi potranno essere posizionati solo in aree ad alto tasso di incidenti, dove è documentata l'impossibilità o la difficoltà di contestazione immediata a causa delle condizioni strutturali della strada. Significa che i comuni dovranno chiedere ai prefetti l'ok agli autovelox mobili, dimostrando che in una certa strada gli incidenti sono dovuti proprio alla velocità.

Limiti di velocità

Le nuove regole servono anche a stoppare i progetti che puntano a limitare la velocità a 30 chilometri all'ora nei centri abitati. Il decreto in questione stabilisce infatti che la velocità rilevata dagli autovelox sarà parametrata a quella prevista dal codice per ciascuna tipologia di strada, come 50 km/h nei centri urbani. Stop agli autovelox sotto i 50 km orari in città, dunque. In termini pratici significa che i comuni non potranno posizionare gli occhi elettronici nelle zone dove il limite è fissato a 30 chilometri all'ora, a parte le strade ciclabili, i percorsi ciclopedonali e alcune deroghe previste solo in casi molto specifici.

Sulle strade extraurbane, invece, come ha dichiarato il ministro Salvini, i dispositivi potranno essere utilizzati solo per la riduzione della velocità non superiore a 20 km orari rispetto al limite ordinario previsto dal codice della strada. Una scelta giustificata da Salvini con l'intento di utilizzare gli autovelox in modo mirato e necessario, ad esempio vicino a scuole, asili o ospedali, evitando l'uso di rilevatori di velocità senza una reale esigenza di sicurezza.

Le multe e le contestazioni immediate

E veniamo alle multe e alla possibilità di contestazione. Affinché il cittadino non sia "ingiustamente vessato" dall'uso dei dispositivi, il decreto stabilisce anche i casi in cui si può ricorrere alla contestazione immediata. Viene precisato che è possibile fare ricorso a dispositivi che si trovano a bordo di un veicolo in movimento senza contestazione immediata solo nei casi in cui non sia possibile collocare postazioni fisse o mobili. In generale, però, gli autovelox a bordo delle auto delle forze dell'ordine devono essere adeguatamente riconoscibili.

I sindaci hanno un anno di tempo per mettere a norma i dispositivi: in questi 12 mesi le multe saranno ancora valide (ricorsi permettendo). Il decreto non affronta invece il nodo dell'omologazione degli autovelox: finché la questione degli apparecchi "solo approvati ma non omologati" non sarà sanata, tutte le multe emesse con l'autovelox sono a rischio ricorso.

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