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Autovelox anti-cinghiale sulla Como Lecco: indignazione Coldiretti

La proposta vista dagli agricoltori come ridicola e sconcertante

È indignato il presidente di Coldiretti Como-Lecco Fortunato Trezzi, per una proposta che non teme a definire “più che ridicola, sconcertante”. In questi giorni circola la notizia di un nuovo documento che conterrebbe linee guida di contrasto alla fauna selvatica e che proporrebbe, come principale arma di contenimento dei rischi legati agli irruenti suini, la messa in strada di diversi autovelox anti cinghiale. Cosa significa? Che semplicemente ponendo dei controlli automatici della velocità, si spera che l'automobilista rallenti e quindi abbia eventualmente la possibilità di frenare alla vista di un cinghiale. “Non scherziamo!”. Esordisce Trezzi. “Prima di tutto va ricordato che l'impatto con un animale di tali dimensioni, già a 50 km all’ora, può provocare danni serissimi, figuriamoci su strade extraurbane e autostrade, dove i limiti sono più alti. È chiaro che in questo caso anche rispettandoli, il guidatore corre un gravissimo pericolo. Altri punti del documento, che però non ho avuto occasione di leggere in modo approfondito, poiché non è ancora in nostro possesso, parlerebbero di realizzare dossi e recinzioni sulle strade. Va da sé che si tratta di una soluzione impraticabile, anzi di una non soluzione. Non è una risposta al “problema cinghiali”, che noi agricoltori abbiamo più volte segnalato e che come ben si sa crea moltissimi disagi, non soltanto alla sicurezza stradale”. La preoccupazione dei coltivatori si è particolarmente acuita negli ultimi mesi perché secondo i dati da loro raccolti, una tale quantità di cinghiali sul territorio sarebbe senza precedenti e avrebbe pesanti ripercussioni sull'ecosistema delle nostre terre.

Più positivi invece i commenti di Coldiretti riguardo all'ultimo incontro alla prefettura di Lecco, che ha portato alla decisione di estendere gli orari e i periodi della caccia al cinghiale, “Ma - aggiunge Giovanni Luigi Cremonesi, direttore interprovinciale - è necessario un nuovo e realistico censimento dei selvatici nella zona. Sappiamo già che il territorio comasco e ai vertici regionali per il numero di abbattimenti, il che dà la misura di un problema assolutamente fuori controllo, un problema che non va ignorato ma affrontato con cure radicali, non attraverso rimedi puramente palliativi”.
“Cure - conclude Trezzi - che prendano in considerazione il fatto che quella del cinghiale è una specie non soltanto invasiva, ma anche senza antagonisti e quindi estremamente difficile da contenere senza un intervento mirato”.

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