Come il Ticino affronta il coronavirus: intervista ad Annalisa, infermiera e frontaliera

Come vivono e come ci vedono dall'altra parte del confine

Ogni giorno 70mila frontalieri si spostano dall'Italia alla Svizzera. Tanti di loro lavorano nel Canton Ticino, che confina con Lombardia e il Piemonte, dove si parla per lo più italiano, dove molti di voi saranno andati a passare un fine settimana, a fare spese o benzina. Eppure, sebbene la distanza fisica tra il Ticino e l'Italia sia pressochè nulla, difronte all'emergenza coronavirus, che ha chiuso la Lombardia e altre 14 province, questo territorio svizzero, tra l'incudine e il martello, tra le disposizioni di Berna e quelle del Governo italiano, si muove e si comporta con grande serietà e rispetto. Abbiamo intervistato telefonicamente un'infermiera, una frontaliera che, ogni giorno si sposta in Ticino per lavorare presso una struttura privata. E che ci ha raccontato uno spaccato di realtà positivo, dove non esiste razzismo, ma solo cittadini la cui salute si sta cercando di preservare. Annalisa Coviello, ci parla della sua professione da infermiera e di come sta vivendo questo momento tra Como e il Ticino. 

Da quando avete iniziato a percepire il pericolo coronavirus?

Io penso che (un po’ vale anche per gli italiani) funzioni sempre allo stesso modo: finché non ti tocca dal vivo un problema non lo percepisci. Però devo dire che in Ticino da subito sono state attivate le misure restrittive e spiegate le norme igieniche. L’informazione al cittadino comune è stata gestita mediaticamente meglio. In Italia mi è sembrato che prima si sia generato il panico che poi si è trasformato in menefreghismo. Il Ticino cerca di attivare le norme conseguentemente al virus. Viene valutato il virus giorno per giorno, e mano mano si sono attivate delle norme e delle attitudini, senza creare il panico. Poi è normale che la paura sia uguale per tutti... 

Com'è la vita dei frontalieri al tempo del coronavirus? 

La Svizzera si è comportata bene, in maniera eccellente. Mi sono sentita considerata come infermiera prima che come frontaliera. Esempio: tutto questo sabato e tutta domenica, il mio responsabile mi è stato vicino, in attesa che si capisse se potevo andare al lavoro o no. Le mie collaboratrici svizzere mi hanno accolta con mille proposte: Vieni a dormire da me, andrà tutto bene!. Mentre si attendeva il "verdetto", mi hanno fatto sentire importante. Se Annalisa non viene, non manca la manodopera manca Annalisa:manco io! In Svizzera  quella dell'infermiere è una figura importante, così come quella degli assistenti di cura. Sono stati umani e hanno capito in primis che lavoriamo e abbiamo famiglia ma soprattutto che l'infermiere è infermiere ovunque! Non c'è e non deve esserci razzismo nell'istinto infermieristico. 

Cosa è cambiato in dogana?

Semplicemente ti fermano per chiedere il permesso di lavoro e che lavoro fai. Come deciso da Berna. C’è gente che però ancora non ha capito che non può venire a far benzina: solo chi ha lavora può varcare il confine, e dev'essere un lavoro che non può essere svolto da casa. Questo dovrebbe essere il senso civico e il dovere del cittadino a suggerirlo. Bisognerebbe pensare egoisticamente alla propria salute, che si preserva rispettando le norme della Lombardia e quelle che giungono da Berna. Se domani Berna chiuderà le frontiere bisognerà rispettarlo, come atto di civiltà!

Condivide il fatto che le dogane, al momento, siano aperte ai lavoratori?

Condivido come appoggerei la decisione di chiuderle per preservare i cittadini. È giusto come si sta comportando la Lombardia, perchè vuole preservare le persone. Tutte le norme vanno accettate e se qualcuno chiede se c’è qualche ticinese che dice che siamo untori, rispondo: no! Al contrario, io ho sentito molta vicinanza, e le persone in strada che ci ringraziavano come infermieri. Se volevano essere razzisti non ci mettevano nulla a chiudere la dogana. Poi bisognerà, quando l'emergenza in Italia sarà passata, andare a fondo del problema ovvero domandarsi: perché un italiano, un infermiere va a lavorare in Svizzera? Forse ora la sberla alla Sanità italiana arriverà. 

Il mio responsabile non più tardi di ieri mi ha detto che noi infermieri siamo ora importanti come i medici, se non di più. In Svizzera funziona la meritocrazia, ed io, che lavoro qui da 10 anni, mi sento motivata perchè sono sempre cresciuta nel mio lavoro. Non è come si pensa solo una questione economica. Questo è un lavoro che va fatto con passione, e qui in Ticino allo stesso tempo vieni premiato e quindi la passione aumenta. Non lavoriamo a testa bassa per arrivare a fine mese. Lavoro fiera, perchè sono rispettata, dai miei responsabili e dalle mie colleghe. Ci tengo a dire che anche le colleghe italiane sono un'eccellenza del settore, e sarebbe ora che anche nel bel paese si ragionasse per meriti. 

Quali indicazioni vi hanno dato in struttura? 

Siamo tutti tutelati, in un modo o nell’altro adottiamo, tutti gli ospedali e  gli infermieri del Ticino, le stesse norme e devo dire che ci sentiamo tutelati poi nella vita non si sa mai: mascherine, camice, profilassi da seguire. C'è un atteggiamento omogeneo. I responsabili tutelano prima gli operatori. La situazione fa paura, ma vedo il Ticino molto unito a livello sanitario.

Molti pensano che siano colpiti solo gli anziani dal coronavirus...

Nella mia ‘ignoranza’ perché non sono una virologa, e non ho elementi fondamentali da portati, quello che penso è che in Italia sono state chiuse le scuole e i ragazzini si ritrovano nei pub. Da generazione di non comunicatori  che usano solo smarthphone e applicazioni (whatsapp, tiktok), adesso è scoppiata la generazione del muretto? La realtà dei fatti è che siamo tutti portatori, magari non lo sviluppano il coronavirus, ma molti, senza saperlo, lo hanno e lo trasmettano. Non è una vacanza. Potrebbero diventare i killer dei loro nonni, facile dire tanto muoio gli anziani: finché non colpisce chi ci sta vicino. Certe generazioni vanno rieducate ad una comunicazione ottimale. Uscito da questo problema, toccherà genitori far comprendere la vera comunicazione e le vere priorità. Qualche sgridata, ogni tanto, farebbe bene...

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