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Amanda Cooney, la "guerrigliera rossa" di Como

Dall'Irlanda con furore contro "Como ai comaschi" che vuol mandare gli stranieri a casa loro

Chi conosce personalmente Amanda Cooney o la segue su Facebook, sa bene quanto sia giornalmente impegnata nel difendere i diritti dei più deboli a Como. Lei che arriva dall'Irlanda, una terra che come la nostra ha vissuto l'immigrazione molto prima di iniziare a subirla, è sempre in prima linea quanto si tratta di esporsi rispetto a un argomento tanto caldo in città. Questa mattina, con l'atteggiamento tipicamente battagliero e al tempo stesso ironico che la contraddistingue, Amanda ha riassunto con un lungo post sul popolare social la sua partecipazione a "Nessun dorma", il format di Espansione Tv.
"Il tema era la migrazione, l’integrazione e la scuola. Se il tema fosse stato astrofisica e il contributo delle donne nella scienza dubito fortemente che mi avrebbero invitata. Dopo un mio intervento, in una puntata precedente, giudicato ‘grintoso’ (eufemismo per ‘incazzato’), mi invitano spesso a incazzarmi tra il pubblico televisivo. Non avevo nessun’idea che avrei dovuto sedermi per oltre un’interminabile ora a sentire il delirio incoerente del ‘capo’ di Como ai Comaschi. Come mio solito stavo prendendo appunti":

Gli stranieri devono tornare a casa loro'

"Ecco, la scintilla della rabbia è esplosa in me. Così - scrive ancora Amanda - quando hanno chiesto se qualcuno voleva fare un intervento, la mia mano si è alzata precipitosamente. (Note to self - Don’t sweat the small stuff - non ti preoccupare delle piccole cose senza importanza - Il capo di Como ai Comaschi è assolutamente ‘una piccola cosa senza importanza’ e quindi non alzare più quella mano in un tipo di reflex action. Diaminè!)". A quel punto, presa dell’emozione, con una bocca asciutta e un cuore che mi batteva forte nel petto, ho dovuto concentrarmi su cosa volevo dire ed ho perso un bel po’ del dibattito e degli argomenti pacati e ragionevoli ,e così pratici, della preside di Rebbio e della (bellissima) rappresentante di Cigl Scuola (o qualcosa di simile). Arriva quindi il momento che devo alzarmi in piedi...and my voice is shaking...and my legs are shaking. E cerco di dire tutto quello che volevo dire, tutte le parole che avevo provato e riprovato nella mia testa.  “Il capo di Como ai Comaschi invita tutti gli stranieri di ritornare al loro paese”. Interviene subito il presentatore, che mi chiede:

'Lei da dove viene?'

“La ringrazio per la domanda. Sono nata - ricorda Amnanda - da genitori irlandesi in Inghilterra e vivo in Italia da più di vent’anni. Io amo il paese dove sono nata - è stata arricchito da diversi immigrati, inclusi gli italiani. Io mi sento un po’ italiana, un po’ irlandese e un po’ inglese. E non chiedo a nessuno...tanto meno a lei (sguardo admittedly ostile verso il Capo di C@C) il permesso per il mio senso di identità. Poi, mi chiedo se questo invito a ritornare al loro paese è esteso a tutti gli italiani sparsi nel mondo, che mi sa che di spazio qui non c’è ne".

Amanda arrabbiata

"Almeno, questa è la versione pulita, imbellita. Riguardando il video - chiosa Amanda su Facebook" - sembro arrabbiata e basta. E poi...quel accento ridicolo alla Stanlio e Ollio. Mannaggia a me. Molto poco efficace. Note to self no2: Devi migliorare la pronuncia ed imparare a sorridere quando giri il coltello nella piaga. Il nostro scambio di parole degenera in un battibecco, finchè il presentatore non interviene per suggerire che forse era meglio lasciare che anche qualcun altro intervenisse. La mia amica Linda, the lawyer, si alza ed in modo pacato ed dignitoso fa notare che non si fa politica sulla pelle dei bambini (ref. il caso Lodi). Efficace. Dopo, un uomo in prima fila si alza per fare il suo intervento; parla dell’importanza della legalità. Si gira lentamente, maestosamente verso me e Linda (the token ‘straniere’ in the audience), ci guarda diritto negli occhi e ci dice “perché le regole sono le regole”. Ed a me fa molto piacere e rincuora questo attaccamento italico alle regole. È lodevole". 

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