Agosto, Como mia non ti conosco

Quell'abitudine alla sciatteria della politica

Il lungolago di Como

Quello che stiamo vivendo è probabilmente il peggiore agosto degli ultimi vent'anni. Ma anche arretrando fino al secolo scorso, quasi certamente l'estate del 2020 non avrebbe difficoltà a salire sul podio. Le ragioni sono molte e sommate tra loro portano al disastro. Innanzitutto la pandemia, che oltre ad avere strappato alla città una delle sue maggiori risorse, il turismo, continua a portare con sé paura ed incertezza. Un insieme di fattori che inevitabilmente stanno lasciando il segno senza che ancora vi sia stata una reazione collettiva. Qualche lamento ma poi la stanchezza del momento ha via via seppellito tutto. 

Ma l'indicatore più inquitetante di una città allo sbando, non dipendente da cause naturali, è quello relativo alla questione cultura. Mai come in questo agosto la città di Como si è infatti distinta per la sua totale assenza di eventi e progetti. Proprio in una stagione socialmente così delicata. Como avrebbe invece avuto bisogno di un forte segnale in questo senso: da un lato per offrire alternative agli assembramenti, dall'altro per trasmettere un  po' di luce alla molte persone rimaste a casa. 

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Ma la dimostrazione che la città è alla sbando da tempo, arriva da uno scatto questa mattina (vedi sopra) per l'articolo sulle paratie, ma che alla fine abbiamo preferito conservare per dare un senso a questa più generica riflessione. Una foto che mostra una città senza più respiro, con uno dei suoi angoli più importanti lacerato più dall'incapacità e dall'incuria della politica che dal tempo. Non si tratta nemmeno di avere visioni, qui basterebbe abbandonare una generale propensione alla sciatteria. Su questo tratto di lungolago domani arriva il Giro di Lombardia più triste del dopoguerra: senza pubblico. Tutti incollati alla televisione allora, sperando che il regista non indugi troppo sui nostri vestiti lisi. Buon Ferragosto.

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