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Addio 2020, non ci mancherai

L'anno del covid e la necessità di ripartire con una rotta

Di solito questi sono i giorni in cui si prova a fare il bilancio di fine anno. Si torna indietro spulciando l'agenda per capire cosa ha funzionato e cosa no. Abitualmente si tende soprattutto a mettere sul banco degli imputati l'amministrazione della città per arrivare a una "sentenza". Eppure, nonostante le molte evidenze che porterebbero a una facile "condanna", viene da pensare che non sia questo il momento di cercare imputati per tutto ciò che non ha funzionato. Questa, piuttosto, è la stagione in cui ognuno dovrebbe provare a guardare nel silenzio di casa propria per provare a capire se ha fatto bene o male il proprio lavoro. Noi per primi che in quest'anno maledetto abbiamo avuto il non facile compito di fare informazione nel bel mezzo di una pandemia mondiale.

Circondati dal silenzio assordante della morte, dal frastuono di un pioggia incessante di notizie, non è sempre stato facile trovare l'equilibrio che spetta a un giornalista. Il dovere quotidiano della cronaca è stato messo a dura prova da un'emergenza sanitaria che non ci ha dato pace per quasi tutto il 2020. E per quanto le coperte corte di questa città siano diventate ancora più corte, spesso al limite del freddo sopportabile, paradossalmente siamo convinti che sia meglio congelare ogni giudizio politico fine a se stesso. 

Ma la tragedia del covid, a prescindere da quanto tempo ancora ci accompagnerà, non potrà essere un alibi eterno, uno scusa dietro la quale riparare ogni errore. Questo è solo un giudizio sospeso per causa di forza maggiore. Perché in questi ultimi giorni di un 2020 che non dimenticheremo ma che non ci mancherà, preferiremmo che tutti, invece di puntare il dito, imparassimo a guardarci allo specchio, indagando nella propria coscienza, per capire da dove ripartire. Magari, proprio ora che ci sentiamo tutti soli, provando a ritrovare quel senso di comunità che forse avevamo già disperso da troppo tempo e che la pandemia ha solo messo inesorabilmente a nudo. 

C'è un bene collettivo da ricostruire, un insieme di mattoni che devono poter resistere anche di fronte alle difficoltà più grandi: la sanità, la scuola, i trasporti, il sociale, gli impianti, la cultura. Magari facendo uno sforzo in più per uscire dalle bolle ideologiche che spesso sono la peggiore trappola di una società che mai come oggi ha dimostrato di avere bisogno di un nuovo respiro. Non ci possiamo permettere di rimanere immobili, di lasciare la nave in balia delle onde. Quando il mare è in tempesta, serve una rotta. Al 2021 chiediamo solo una visione. O Capitano, mio Capitano, è troppo?  

  

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