Abusi sessuali nella Chiesa, il parroco di Grandate: "Trovare il coraggio di denunciare"

Secondo Don Pandolfi spostare preti da una parrocchia all’altra curandosi solo del buon nome della Chiesa ha permesso a centinaia di abusatori di continuare nei loro crimini

Don Roberto Pandolfi

Nuovo intervento del parroco di Grandate don Roberto Pandolfi sul tema degli abusi sessuali commessi da preti. Un tema che sta particolarmente a cuore al sacerdote, prete della parrocchia di San Giuliano quando esplose lo scandalo degli abusi commessi dal suo predecessore Marco Mangiacasale
Sulla questione è tornato più volte soprattutto dopo il caso degli abusi insabbiati in Vaticano denunciato dalla trasmissione Le Iene. 

Gli ultimi interventi, in ordine di tempo, sono quelli apparsi sul sito della parrocchia di Grandate il 27 agosto e il 3 settembre 2018. Nella consueta riflessione del lunedì, don Pandolfi parte dalla lettera scritta da Papa Francesco a proposito dello scandalo scoppiato nella Chiesa della Pennsylvania per poi allargare le sue considerazioni.

Parole forti, quelle del Papa. Non nuove. Già lo scorso anno aveva detto alla Commissione vaticana per i minori: “La pedofilia è antica malattia. La Chiesa è arrivata tardi. Tardi nell’avere coscienza della gravità problema, tardi nell’assumersi le proprie responsabilità. E’ la realtà: siamo arrivati in ritardo. Forse l’antica pratica di spostare la gente ha addormentato un po’ le coscienze”.

Già, spostare preti da una parrocchia all’altra, confidando nella loro capacità di autocontrollo, accontentarsi di qualche percorso psicologico al termine del quale sentirsi dire che la persona è perfettamente guarita, avere come unica preoccupazione il “buon nome” della Chiesa, un malinteso senso della paternità, che sconfina nella dabbenaggine e nella difesa della casta, tutti ingredienti esplosivi che hanno permesso a centinaia di abusatori di continuare a perpetrare i loro crimini.

Ma non basta. Perchè la denuncia era (è?) guardata con distacco e superficialità, quando non con ostilità. E non parliamo di quando la denuncia veniva fatta alla Magistratura dello Stato, anzichè all’istituzione ecclesiastica, dove tutto avrebbe rischiato di finire a tarallucci e vino, con qualche pacca sulla spalla e l’immancabile ringraziamento per il silenzio ossequioso e intriso di misericordia verso il povero prete che ha sbagliato e il povero vescovo profondamente ferito nella sua paternità sacerdotale.

Parliamoci chiaro: denunciare esponeva (espone? Esporrà?) a tanti rischi. Bisognava (bisogna? Bisognerà?) mettere in conto l’ostracismo da parte della stessa comunità ecclesiale, le calunnie più tremende (persino quella di aver tradito il segreto confessionale) messe in giro per screditare i denuncianti, la disapprovazione di preti, laici e suore per aver suscitato scandalo (lo scandalo, ovviamente, non è, per i benpensanti, l’abuso sessuale, ma l’averlo portato alla luce), le accuse di incuria per i genitori e di immoralità per i minori coinvolti… Potrei continuare, ma forse è meglio guardare il positivo e pensare alle parole del Papa come ad uno stimolo per tutti ad essere coerenti con il Vangelo, anche quando non sembra essere così misericordioso come il “misericordismo”, oggi in voga, vorrebbe.

Altrimenti dovremmo pensare che l’unico modo per convertire certi cuori induriti sia quello di colpire là dove quel cuore ha il suo tesoro, e cioè i soldi. Negli Stati Uniti già 17 diocesi hanno dichiarato fallimento dopo essersi sbancate per risarcire le vittime di abusi perpetrati da ecclesiastici.
In Italia fino ad ora solo due diocesi sono state condannate a risarcire le vittime e hanno dovuto pagare. Sarebbe triste, ma anche questo potrebbe essere un incentivo alla vigilanza da parte di chi deve vigilare. E, in ogni caso, certe situazioni hanno goduto di fin troppe coperture, a tutti i livelli.

E’ tempo di dare una svolta.
E anche chi prova dentro di sè dolore e vergogna per essere stato abusato deve trovare il coraggio di aprirsi e denunciare, in tutte le sedi opportune, ciò che ha subito, certo di trovare, come vuole il Papa, ascolto, comprensione, solidarietà e, soprattutto, giustizia. Parlare e denunciare è l’unico modo per iniziare a guarire. E solo la guarigione può portare ad un perdono vero.

Il vero bene della Chiesa è affrontare apertamente il peccato e sconfiggere l’opera di Satana, che predilige le tenebre, la menzogna e i silenzi omertosi e complici.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Concludo con le parole di Hans Zollner, presidente del Centro per la protezione dei minori della Pontificia Università gregoriana, il quale, commentando la lettera del Papa in un’ intervista all’agenzia Sir, fa un paragone per niente lusinghiero tra la Chiesa statunitense e quella italiana: “Troppi sacerdoti – tra il 4 e il 6 per cento nell’arco di 50 anni- hanno agito contro il Vangelo e contro le leggi. Dal momento che i vescovi americani hanno preso sul serio la lotta contro questo male, dal 2002, non ci sono quasi più accuse di nuovi casi. Mi preme dire che l’Italia non ha ancora vissuto un tale momento di verità riguardo l’abuso sessuale e lo sfruttamento del potere riguardo il passato. Mi auguro che queste ultime settimane, con tante notizie sconvolgenti, abbiano aperto gli occhi e il cuore anche alla Chiesa italiana e ai suoi responsabili per impegnarsi senza esitazione e in modo consistente in ciò che è una chiamata urgente del Signore a tutto il Popolo di Dio”.
C’è da riflettere.

don Roberto

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Gemelli uccisi, al funerale la lettera della madre e 'Un senso' di Vasco Rossi per l'ultimo straziante saluto

  • E' morto l'uomo ghepardo di Como

  • Tragedia in Valchiavenna, 37enne di Mariano Comense precipita in un dirupo e muore

  • Stipendi in Ticino: un commesso guadagna in media 5mila franchi, un'ostetrica fino a 8mila

  • Multa fino a 1.500 euro per chi pesca un siluro e non lo ammazza

  • I 7 punti panoramici dove vedere il Lago di Como

Torna su
QuiComo è in caricamento