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Mar Mediterraneo: un'immensa biodiversità a rischio. Il contributo del WWF

La biodiversità nel Mediterraneo, il ruolo dei centri CRAS del WWF

Grazie ad oltre 17.000 specie animali conosciute, il Mediterraneo vanta una delle maggiori biodiversità del Pianeta. Un mare chiuso, che mantiene un forte carattere di eterogeneità sociale, culturale ed ambientale anche attorno alle sue coste, dove si affacciano ben 25 paesi (15 Paesi Europei sulla costa settentrionale e 13 su quella meridionale). La grande biodiversità del Mediterraneo rappresenta - a seconda dei gruppi tassonomici - dal 4 al 25% della diversità di specie marine mondiali in un’area del tutto circoscritta (circa lo 0,82% di quella globale). Questo territorio vanta una ricchezza faunistica dieci volte superiore alla media mondiale. Non a caso il 44% delle specie di pesci, il 25% dei mammiferi presenti nelle sue acque sono endemici, così come il 24% dei rettili della penisola iberica ed il 35% degli anfibi italiani. Anche dal punto di vista vegetale, l’Eco-regione del Mediterraneo ospita quasi 25.000 specie (dove oltre la metà è esclusivamente presente in quest’area).

Da queste forti premesse, si deduce quindi l’estrema ed importante necessità di salvaguardare valore ambientale del tutto unico al mondo (la sua biodiversità è infatti il risultato dell’intrecciarsi di avvenimenti umani e naturali su scala millenaria). Una ricchezza mondiale sempre più minacciata da attività umane vietate (come la pesca eccessiva ed illegale) o praticate in modo non sostenibile (come il fenomeno dell"over tourism" – il turismo di massa, o dell’eccessivo traffico marittimo) che mettono a rischio la conservazione della biodiversità nel Mediterraneo. A queste minacce se ne aggiungono altre, come l’inquinamento diretto ed indiretto della plastica e contaminanti chimici e l’acidificazione delle acque, tutti fenomeni che incidono sulla biodiversità e sul delicato equilibrio su cui si regge l’ecosistema marino del Mediterraneo.

La tutela del Mediterraneo quindi, costituisce una sfida fondamentale per tutti noi, ma in particolare per chi si batte ogni giorno per la salvaguardia e tutela della natura come il WWF. Grazie al progetto finanziato dall’UE chiamato MERCES (Marine Ecosystem Restoration in Changing European Seas), il WWF si è prefissato l’obiettivo di conoscere meglio l’intensa pressione esercitata dalle attività umane, approfondendo le conseguenze dell’interazione tra esseri umani, ambiente e specie marine, proponendo operazioni di restauro degli ambienti marini. Per restauro si intende il pieno recupero degli equilibri strutturali e funzionali dell’ecosistema, combattendo ed eliminando allo stesso tempo gli agenti e fenomeni che lo impattano negativamente. Le attività ed i progetti del WWF Italia per la tutela del Mediterraneo sono molti ed eterogenei. Si spazia infatti dalla tutela delle coste, alla sensibilizzazione verso una pesca sostenibile, fino al recupero e salvaguardia di specie animali in pericolo o ferite (come le tartarughe marine spesso vittime del problema della plastica in mare).

Ma non solo attività legate strettamente al mare. WWF Italia infatti, ha all’attivo anche programmi per la tutela delle specie minacciate nel nostro territorio come ad esempio l’aquila di Bonelli, il lanario, il capovaccaio. Nelle aree Alpine e dell’Appennino invece, vengono salvaguardati orsi e lupi tramite programmi di conservazione ormai attivi da oltre dieci anni. Ultimo - ma non meno importante - è il sistema delle Oasi WWF, che permette di tutelare 100 ecosistemi di elevato valore conservazionistico come coste, foreste, paludi, fiumi e lagune. Per saperne di più, vi rimandiamo alla pagina ufficiale del WWF Italia che spiega come l’organizzazione combatta i crimini contro la natura e sostiene le attività dei centri CRAS.

Il WWF e i centri CRAS

Da più di 30 anni, il WWF è impegnato nella salvaguardia degli animali in difficoltà anche attraverso i Centri di Recupero Animali Selvatici (CRAS) ed i Centri di Recupero Animali Selvatici Esotici (CRASE). Questi ultimi, sono specializzati in fauna esotica ed accolgono animali sequestrati dalle forze di polizia perché commerciati o detenuti illegalmente. Ne sono classici esempi i pappagalli, piccole scimmie, orsetti lavatori e rettili come iguane, ma non mancano grandi felini come leoni e tigri. Nei CRAS invece, vengono curati animali appartenenti in gran parte alla fauna nazionale come aironi, cicogne, gru, ricci, ghiandaie, caprioli, tassi, poiane, civette, lupi ed aquile. Sono di solito feriti dall’impatto con automobili nelle strade, da armi da caccia, trappole dei bracconieri o fili dell’alta tensione. Allo stesso modo, non mancano esemplari appena nati come i piccoli volatili caduti dal nido o non ancora in grado di volare, che necessitano di particolari cure e costante alimentazione.

Questi “Hub” specializzati e ramificati su tutto il territorio italiano, sono veri e propri pronto soccorso che ogni anno accolgono migliaia di esemplari, spesso appartenenti a specie rare e minacciate. L’obiettivo di questi centri è offrire loro le migliori cure possibili per poi reinserirli in modo autosufficiente in natura. Sono dotati di ambulatori e sale chirurgiche, voliere e stabulari, ma anche di aree post-intervento e di recupero per le diverse specie, contando sul contributo professionale di esperti veterinari e volontari WWF. Se da una parte i CRAS ed i CRASE contribuiscono alla protezione di specie minacciate e in via di estinzione, dall’altra si occupano anche di sensibilizzare la collettività sui temi della salvaguardia ambientale e di promuovere iniziative di informazione e ricerca scientifica a fianco di centri di ricerca e università.

La rete CRAS WWF è attualmente composta da quattro centri situati rispettivamente a Vanzago (Milano), Valpredina (Bergamo) Penne (Pescara) e Polesella (Rovigo). Ci sono poi una serie di centri specializzati nel recupero di tartarughe marine a Policoro, Molfetta, Torre Guaceto e Capo Rizzuto ai quali si aggiunge un centro di recupero per la fauna selvatica ed esotica (CRASE), situato a Semproniano, in provincia di Grosseto.

Articolo originale su Bresciatoday.it

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