Liti, occhiatacce e sceriffi improvvisati: la spesa ai tempi del Covid-19

Testimonianze dai social di chi ha avuto brutte esperienze durante gli acquisti nei supermercati

Spesso ci sono lunghe code da fare prima di raggiungere la porta scorrevole dei vari supermercati. Bisogna indossare guanti e mascherine che, in giornate calde, sono davvero fastidiose: ma non importa, è giusto così, lo si fa per se stessi e per gli altri. Ma da giorni ci arrivano da Facebook e non solo, svariate segnalazioni che dimostrano che tutta questa solidarietà e ritrovata umanità, in realtà non esiste. Anzi, sembrerebbe che a regnare sia l'intolleranza, forse acuita dai nostri nervi tesi, almeno mentre si fa la spesa.

La lettrice che ci sottopone per prima questa situazione si chiama Miriam. Miriam S., racconta di essere andata a fare la spesa con suo fratello non per avere la scusa di uscire in due ma perchè, nel condominio dove vivono vicino ad Anzano del Parco, provvedono a fare la spesa per 4 famiglie: le loro (sono entrambi sposati e con figli), quella dei loro genitori (anziani) e una vicina di casa anch'essa over 70. Andare in due, con una macchina, uno seduto dietro, è la cosa migliore, altrimenti dovrebbero andare 4 volte, una per ogni nucleo famigliare. Miriam e il fratello hanno quindi preso un carrello a testa e si sono messi in fila. «Subito, racconta Miriam, ci hanno rivolto sguardi di sdegno, quasi di odio. Poi qualcuno ci ha proprio detto che non potevamo fare la spesa in due. Nonostante cercassimo di spiegare le nostre ragioni si è subito creata una disputa in tutta la fila e almeno 20 persone, chi in maniera educata chi con espressioni dialettali poco carine, ci hanno rimproverati».

Ma la testimonianza di Miriam non è l'unica. A. M., di Inverigo, si è visto sgridare, in pieno reparto surgelati, perchè, a dire di un altro cliente, non aveva la mascherina posizionata in modo corretto. «L'ho spostata un secondo perchè, avendo gli occhiali non vedevo bene», ma anche in questo caso tolleranza zero. «La gente guarda anche cosa hai nel carrello, se non è stracolmo partono subito sguardi di dissenso, per me, dice Giada, di Lurago, è diventata un'angoscia. Vivo sola, anche comprare provviste infinite o verdure fresche in quantità è uno spreco». Anche i passaggi nei corridoi sono motivo di astio: ci si guarda da lontano, si calcola lo spazio, si decide, secondo un codice d'onore tutto nuovo, chi deve passare, o quando bisogna aspettare o addirittura cambiare corsia per non essere troppo vicini. Altro che far west. Se questa storia del coronavirus, drammatica e sicuramente da prendere seriamente, avrebbe poturo tirare fuori da noi il lato più sensibile e umano, a lungo andare ci sta rendendo tignosi ed intolleranti, anche difronte a cose di poco conto. È accaduto anche, in una nota catena di supermercati nell'erbese, che la stessa cassiera abbia chiamato il direttore perchè accortasi che in cassa, sebbene ognuno con il proprio carrello, c'erano padre e figlia: li conosceva e li ha segnalati. E così anche questo episodio è finito su facebook. 

I cassieri sono, a ben donde, spesso esasperati. I turni di lavoro sono lunghi e c'è sempre la preoccupazione di non essere abbastanza protetti, anche se i vari datori di lavoro forniscono rigorosamente tutto il necessario. 

Non sempre la consegna a domicilio è possibile, a volte ci sono lunghe attese. E se è pur vero che, come sempre, qualcuno ne approfitta per fare un'uscita in più, forse bisognerebbe fare un passo indietro, non col carrello, ma con il cuore e imparare a sorridere (dietro la mascherina) e ad essere un pò più tolleranti. Nei limiti della sicurezza. 

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