Santarella, dopo le fiamme avvolta dal silenzio

L'area dell'ex centrale termica della Ticosa è una giungla

Se la Ticosa ha scritto la storia dell'era industriale della città di Como, è altrettanto vero che ancora oggi i suoi scheletri restano una pesante eredità. A iniziare dalla Santarella, uno dei suoi "monumenti" non sacrificati alle roboaanti demolizioni dell'era Bruni. Dal giorno del suo incendio, il 29 aprile dello scorso anno, sull'ex centrale termica della Ticosa è calato il silenzio. Non che prima la costruzione - citata in un libro dell’ingegner Santarella come qualificata testimonianza di struttura in cemento armato, nonchè simbolo di un'epoca economicamente rigogliosa - fosse esattamente al centro di una vera e propria rivoluzione delle aree dismesse. Ma almeno se ne parlava e alcune ipotesi suggestive erano emerse: sede del Museo della Seta (che probabilmente sta bene dove sta), di un nascituro Museo della Luce, di un'Aula Magna dell'Università. Oppure, più semplicemente, come aveva indicato qualche irriducibile romantico, "Centrale della Cultura di Como".

Dopo il rogo, che ha mandato in fumo anche i sogni e ridotto l'edificio a poco più di uno scheletro, l'area che circondo la Santarello è stata messa in sicurezza e tutto intorno si è formata una vera e propria giungla. Quasi come se ci avesse pensato la natura a coprire una vergogna che si innalza al confine con quel disastro di contenziosi e bonifiche incompiute dell'area del parcheggio della Ticosa. Il bene, se così possiamo chiamarlo, è ancora di proprietà del comune, che a suo tempo decise di non inserirlo nell'affare Multi. Se Como negli ultimi 50 anni non può vantare costruzioni memorabili dal punto di vista architettonico, nemmeno è riuscita a riqualificarsi laddove un tempo le città erano fortemente caratterizze dalla presenza delle industrie. A quasi quarantanni dalla chisura della Tintostamperia Lariana, la Santarella si erge a simbolo dell'incapacità della politica tutta, che nella migliore delle ipotesi finisce nelle paludi della brurocrazia. Un fallimento sulle ceneri di un fallimento che rischia di rimanerne testimome per molti anni ancora. Tanto più se la Santarella non rientrerà in un più ampio progetto di tutta l'area della Ticosa. 

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