Pinacoteca di Como, i numeri sono imbarazzanti

A salvarla solo le mostre spot e gli eventi gratuiti

La Pinacotea Civica di Como

Che il precedente assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, avesse cercato di rilanciare la Pinacoteca di Como è un fatto oggettivo. Che poi ci sia riuscito o no, pur prendendosi a cuore il problema, è un altro discorso. Sta di fatto che l'apertura delle porte della Pinacoteca Civica di Como per ospitare all'interno delle sale non solo eventi espositivi sono opera sua.

Lo scriviamo perchè i numeri degli accessi parlano chiaro e mettono in evidenza due fatti molto importanti sui quali dovrà riflettere il sindaco di Como Mario Landriscina, in quanto titolare anche dell'assessorato alla Cultura. Veniamo al dunque I dati forniti dagli uffici di Palazzo Cernezzi dicono innanzitutto che la Pinacoteca di suo, ovvero quando deve mettere in mostra se stessa facendo pagare un biglietto, non funziona. A settembre, in un periodo in cui i flussi turistici sono ancora elevati, sono state registrare solo 172 visite, minimo storico dell'anno in corso; i dati analizzato il periodo gennaio - novembre 2017.

Il picco positivo si è invece registrato nel mese di novembre con 1664 ingressi, grazie ad eventi gratuiti come la mostra Black Light Art e il concerto di A due Voci. La media mensile - con un totale di 6960 presenze in 11 mesi - è quindi di 632 visitatori. Un numero decisamente mortificante se consideriamo, come detto, che lo si raggiunge solo grazie ad eventi che spesso nulla hanno a che fare con l'arte visiva e per i quali non si paga un biglietto d'ingresso.

Se questo percorso aiuta a far conoscere un sito che nemmeno i comaschi hanno l'abitudine di frequentare, ed è bene quindi insistere, dall'altro lato non risolve certo il problema principale della Pinacoteca, che pur conservando al suo interno un tesoro artistico importante, senza contare la bellezza del luogo in sè, non riesce a richiamare pubblico. Occorerà renderla più visibile in città, nelle scuole, negli alberghi. Ma quello dell'incapacità di comunicare i suoi tesori, dai festival ai musei, resta uno dei più grandi problemi di questa Como, capitale della cultura e del turismo spesso solo a parole. 

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