Migranti a Como, bocciata la proposta (dell'opposizione) di una gestione diretta da parte del Comune

Magatti avverte: "Nel 2017 i minori stranieri non accompagnati ci costeranno 3,6 milioni di euro"

Il consiglio comunale di Como ha bocciato la delibera presentata dai gruppi di minoranza del PD, Civitas, Svolta Civica e Movimento 5 Stelle. Lunedì sera, 13 novembre 2017, l'aula di Palazzo Cernezzi ha respinto la delibera d'indirizzo con la quale i quattro gruppi di opposizione chiedevano di sottoscrivere un protocollo per impegnare "gli organismi superiori e in particolare la Prefettura a procedere a una ripartizione territoriale dei posti da destinare all’accoglienza conforme alle direttive del Ministro dell’Interno dell’11 ottobre 2016 e del 5 gennaio 2017, che ricomprenda sia i posti Sprar attivi sul territorio o che verranno attivati nel corso dell’anno sia le presenze nei CAS, e senza che l'assegnazione riguardi ne' unicamente ne' preferibilmente i comuni sottoscrittori del protocollo".

All'indomani della bocciatura i rappresentanti della minoranza (esclusa la lista Rapinese Sindaco che sul tema non è allineata agli altri gruppi di opposizione) hanno espresso in conferenza stampa a Palazzo Cernezzi le loro considerazioni. Presenti Vittorio Nessi (Svolta Civica), Patrizia Lissi (PD), Bruno Magatti (Civitas) e Fabio Aleotti (M5S).

Il coro è unico e unitario: l'amministrazione di centrodestra del sindaco Mario Landriscina dica come intenda affrontare il problema che è ormai diventato cronico e quasi fisiologico e non emergenziale.

L'attacco alla maggioranza

"La maggioranza e il sindaco Landriscina, evidentemente succubi dello strapotere leghista in giunta e in consiglio comunale - commentano dall'opposizione - hanno mostrato ciò che era evidente fin dalla campagna elettorale: nessuno di loro vuole affrontare seriamente il tema della gestione dei migranti in città. Con la bocciatura della proposta dei consiglieri di Civitas, Svolta Civica, PD e Movimento Cinque
Stelle di accedere al programma ministeriale SPRAR, il sindaco dimostra di non avere alcuna intenzione di far fronte, in maniera seria e concreta, al problema dei migranti che continuano arrivare in città, preferendo, evidentemente, lasciare che la situazione non cambi per poter cavalcare strumentalmente i timori e i disagi della popolazione comasca".

Per Aleotti la scelta di non decidere e di non prendere una netta posizione in merito alla risoluzione della problematica dell'immigrazione a Como "rappresenta la volontà di crearsi un alibi per la mancata soluzione, poiché la maggioranza di centrodestra potrà sempre dire di non avere i poteri per incidere realmente, e potrà sempore scaricare la colpa sulla prefettura. Invece aderendo alla rete Sprar il Comune diventa protagonista attivo nella gestione del problema assumendosi responsabilità dirette". 

Il costo dei minori stranieri

In sede di discussione consiliare Magatti, recepita la volontà della maggioranza di bocciare la delibera, ha chiesto di spostare l'attenzione e il confronto sulla possibilità di aderire a una rete Sprar almeno per quanto riguarda i minori non accompagnati. "Nel solo 2016 il Comune di Como - ha spiegato Magatti - ha impegnato la somma di circa 2,6 milioni di euro per la tutela dei minori stranieri non accompagnati. Somma che per il 2017 si attesterà su una cifra intorno ai 3,6 milioni di euro. Con un progetto SPRAR per minori il Comune di Como otterrebbe due risultati importanti. Da un parte una più equa distribuzione dei minori sul territorio (non soltanto del Comune di Como), dall'altra la copertura assicurata del 95% dei costi sostenuti, come previsto dalla più recente normativa in tema di SPRAR".

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