Chiusura campo profughi di Como, interrogazione di Braga al ministro Salvini: "Fare chiarezza"

La deputata comasca del PD: "Da chi ci governa solo voglia di 'nascondere' problemi che invece restano irrisolti”

Il centro migranti di via Regina Teodolinda a Como

Un'interrogazione al Governo per " fare piena chiarezza sulla improvvisa decisione di chiudere il centro di prima accoglienza di via Regina a Como". E' quella a risposta scritta annunciata martedì 18 settembre 2018 dalla deputata comasca del Partito Democratico Chiara Braga a proposito dello sgombero attuato qualche giorno fa e sull’intenzione comunicata ufficialmente di chiudere definitivamente il campo governativo di prima accoglienza di via Regina entro dicembre prossimo.
Decisione contro cui si sono scagliate anche le associazioni di volontariato del mondo cattolico comasco.

In particolare la Braga si chiede "quali sono state le valutazioni compiute dalle istituzioni competenti in merito non solo alla chiusura del campo ma anche alla gestione dei futuri flussi migratori che ancora, inevitabilmente, si verificheranno nel territorio comasco. Perché, banalmente, i migranti non scompariranno con la chiusura del centro”.

“Decisioni assunte e attuate, - continua la Braga – senza nessuna comunicazione, senza nessun coinvolgimento, confronto o dialogo con quella parte di società comasca impegnata sul fronte della solidarietà che in questi anni ha messo a disposizione, in modo costruttivo e generoso, le proprie competenze, disponibilità e risorse per gestire al meglio l’accoglienza, collaborando con le istituzioni e le forze di polizia, soprattutto nei momenti di emergenza e di maggiore criticità, come avvenuto nell’estate del 2016. Occorre inoltre – prosegue la deputata dem - fare chiarezza su altri aspetti: qual è stato il luogo di destinazione dei settanta migranti trasferiti in fretta e furia da Como; quale sarà la destinazione prevista delle altre persone attualmente ancora ospitate nel centro; quale destinazione avranno l’area e le strutture dopo lo sgombero definitivo; se corrisponda al vero che l’Amministrazione comunale di Como, come dichiarato dal Sindaco Landriscina, non sia stata informata dal Ministero dell’intenzione di trasferire le prime 70 persone”.

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“Credo che la città abbia diritto ad avere queste risposte, specie le tante realtà che in questi giorni stanno manifestando sconcerto e preoccupazione per il modo cui il Governo nazionale e quello della città pensano di affrontare problemi complessi come quello dell’immigrazione, della povertà e della marginalità sociale – conclude la parlamentare comasca -. Non è certo “sgomberando” le persone che si risolvono i loro problemi; in questi anni si è operato a Como perché, nel rispetto della legalità, non si perdesse mai l’umanità verso i più fragili. Oggi siamo preoccupati perché da chi ci governa vediamo solo costruire ad arte emergenze inesistenti da cavalcare per un po’ di consenso in più; e intanto i problemi, quelli veri, restano irrisolti”.

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