Giardini a lago con nuova doccia (fredda)

Diverse modifiche al progetto originale di restyling e lavori finiti non prima del 2020

Il progetto originale

Alla fine, del progetto originale, nato sotto la giunta Lucini, non rimarrà quasi nulla. Approvato dalla giunta comunale di Como lo scorso marzo, dopo il rinvio di cui avevamo scritto in questo articolo, il restyling dei Giardini a lago dopo diversi aggiustamenti attendeva le dovute approvazioni nell'apposita commissione e poi in consiglio comunale. La fase esecutiva, prevista a inizio 2019 per concludersi entro giugno dello stesso anno, slitterà almeno al 2020. Una nuova doccia fredda che riconfigura anche il disegno finale, almeno rispetto al progetto a suo tempo vincitore che prevedeva tra l'altro un percorso d'acqua che avrebbe dovuto attraversare l'area vede nella parte centrale fino al Tempio Voltiano e che invece verrà ridotto a una ventina di metri. Secondo quanto illustrato ieri in Commissiome II (presieduta da Patrizia Maesani di Fratelli d’Italia) dall'assessore Marco Galli, che ha in portafoglio la questione, alla fine avremo sì una parco più moderno e fruibile per tutta la cittadinanza ma a quale prezzo? Sicuramente più verde e meno asfalto, percorsi ottimizzati per diventare più lineari e un’area dedicata esclusivamente agli skaters. Le modifiche, anche in virtù di quanto chiesto dalla Soprintendenza, ridurrano anche le casette commerciali e imporrano alcuni ritocchi intorno al Tempio Voltiano, mentre non sono stati posti veti all'abbattimento della vecchia fontana. 
Per un progetto che aveva già tutto, soldi compresi, tutto questo tempo sprecato, più per togliere che non per migliorare, ha un po' l'odore dei soliti timori che a Como rendono tutto sempre più piccino. Insomma il coraggio di Milano, basti pensare alla Biblioteca degli alberi, sembra davvero una chimera.

Sulla questione interviene Lorenzo Spallino, ex assessore all'Urbanista che insieme alla collega Gerosa aveva avviato il concorso di restyling dei Giardini a lago, poi vinto dallo studio Angelini: "Capisco, come diceva Rogers, che l'architettura si fa con i vuoti, ma qui parliamo di urbanistica. E la storia dell'urbanistica europea ci dice che il segno è fondamentale. La cancellazione del nastro d'acqua mi sembra, come per l'Info Point, espressione più della volontà di distinguersi dalla precedente amministrazione che disegno progettuale. E se fossi un partecipante alla gara avrei qualcosa da dire sul fatto che il progetto vincitore venga radicalmente modificato".

Sulla stessa linea di pensiero Daniela Gerosa: "Ai progettisti avevamo dato delle linee guida da seguire sulla base di un mix di funzioni. Ora non sono in grado di valutare se il progetto definitivo manterrà tutto ciò. Sui tempi e su come il Comune ha interagito con la Soprintendenza preferisco non commentare. Penso comunque che le idee forti a Como vengano troppo spesso sacrificate in nome della paura". 

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