Dormitorio a Como, Locatelli dice no: "Ecco cosa fa già il Comune per i senzatetto"

Il vicesindaco: "In via Napoleona esiste già il dormitorio annuale, meglio interventi mirati"

Alessandra Locatelli

"Como ha già un dormitorio annuale e il Comune lavora già tanto per la grave marginalità. Meglio spendere per servizi mirati alle persone": a dirlo il vicesindaco e assessore alle Politiche Sociali di Como Alessandra Locatelli che venerdì 17 maggio 2019, dopo settimane di polemiche sulla questione con tanto di campagna social #mettiamocilafaccia per la richiesta di un dormitorio permanente, prese di posizione pubbliche e spaccature politiche, ha convocato una conferenza stampa per fare il punto sui servizi e interventi che Palazzo Cernezzi mette in campo per gestire la grave marginalità.

Una conferenza stampa che, Locatelli ci ha tenuto a precisare, "non è assolutamente una risposta a #mettiamocilafaccia, ma  vuole valorizzare il lavoro fatto fino ad oggi che non ho mai messo in luce perché abbiamo sempre pensato solo a lavorare, forse qualcuno non se ne è accorto. Como ha già da 10 anni il suo dormitorio permanente".

"La povertà non si cancella con la bacchetta magica o con gli hashtag - ha puntualizzato - il comune investe molto ma con responsabilità, portiamo avanti progetti ritenuti utili e migliori per spendere in modo oculato i soldi dei cittadini.

La grave marginalità - ha spiegato Locatelli -è una delle parti più delicate che ci troviamo a gestire come politiche sociali, spesso non viene a galla perché riguarda persone che rimangono nell’ombra per loro scelta o per le situazioni della vita".

Il dormitorio di via Napoleona

Il vicesindaco ha delineato il quadro degli interventi del Comune su questo tema, a partire proprio dall'argomento più caldo del momento, quello del dormitorio. Come spiegato, il comune ha già un dormitorio permanente, quello in via Napoleona, che conta 56 posti letto e accoglie uomini e donne tra i 18 e i 65 anni, italiani e stranieri (purchè in regola), in stato di emarginazione. "La media delle presenze giornaliere- ha detto Locatelli- è di circa 44 persone, che non vuol dire che non è mai pieno, ma che ci sono molti mesi in cui non lo è. Si tratta di un servizio, quello di un dormitorio annuale e stabile - ha sottolineato- che non tutte le città hanno. Oltre a questo ci sono i dormitori di altre associazioni con cui il Comune collabora, come quello dei Comboniani o l'Ozanam".

Al dormitorio, ha spiegato la dottoressa Rosati che si occupa del settore, si accede passando attraverso il servizio Porta aperta di Caritas, in cui le persone fanno un primo coloquio conoscitivo per poi essere inserite nella struttura. Qui l'assistente sociale valuta se la persona può intraprendere un percorso volto all'autonomia. Dopodichè si pensa al progetto migliore con l'inserimento o in dormitori di secondo livello come ozanam o comboniani o in altre strutture se ci sono altri problemi.

Emergenza freddo

"Poi c’è il periodo invernale - ha proseguito Locatelli- in cui si apre Emergenza freddo, per 4 mesi all'anno, sostenuto da associazioni e cittadini che si mettono al servizio e danno una mano per gli altri gestendo il dormitorio temporaneo. Su emergenza freddo mettiamo 8mila euro, raddoppiato rispetto all'anno scorso. Vorremmo arrivare a 10mila, ma non è la cifra che fa la differenza ma dare segnale di rispetto e buon senso sul lavoro dei volontari che si impegnano per quei 4 mesi moltissimo". Qui vengono accolti uomini e donne maggiorenni, italiani o stranieri anche non in regola, senza dimora e a forte rischio di esclusione sociale. I posti disponibili sono 40. Quest'anno sono state 114 le persone accolte, 100 uomini e 14 donne.

Perchè no a un altro dormitorio permanente a Como

Locatelli ci ha tenuto a spiegare il perchè del suo no a un altro dormitorio: "Noi non possiamo pensare di avere solo strutture dove in periodi non di emergenza come questo mettiamo le persone e diamo un tetto, le persone devono poter uscire da questo circuito, riprendendo in mano un pezzetto della loro vita, un po’ più di dignità e non solo una struttura in cui dare un tetto per rimettere a posto la coscienza, ma qualcosa di più impegnativo. Dobbiamo dare possibilità di riprendere un po’ di autonomia abitativa, lavorativa e di relazione. Tutto questo non è possibilie farlo solo con un altro dormitorio. Incoraggi il passaggio veloce ma non il reinserimento nel contesto sociale della persona - ha detto- Non siamo più in un contesto di emergenza come il 2016. Intendiamo lavorare in maniera più mirata perché le persone da questa grave marginalità possano avere una speranza di uscire con l'accompagnamento di assistenti sociali e operatori". 

"A noi interessa il percorso mirato alla persona e non alla massa da collocare - ha chiosato Locatelli- Dobbiamo investire risorse mirate con progetti, è l’unico modo. Io voglio mantenere tutti i servizi che sono attivi e che rendono Como in grado di far fronte bene alla grave marginalità e potenziare gli interventi in modo mirato perché chi passa da qui non continui ad andar via e alimentare il circolo vizioso ma possa riprendere in mano la sua vita".

Housing first e inclusione lavorativa

Tra gli interventi mirati di cui parlava il vicesindaco, si annovera quello di inclusione lavorativa attivato ai giardinetti di via Vittorio Emanuele, in pieno centro storico, in cui lavorano tre persone che arrivano da una situazione di grave marginalità. Un'esperienza, ha detto Locatelli, che verrà replicata anche negli altri giardini della città, con l'apertura dei bagni e una funzione di controllo .

Ci sono poi 7 alloggi ristrutturati in via Polano e via Anzani, soluzioni di housing first, cioè soluzioni abitative accompagnate ad azioni sociali di reinserimento e crescita di autonomia.

Progetto Strade verso casa

Il termine del progetto è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020: "Un progetto complicato per i suoi presupposti - ha detto Locatelli- che prevede secondo le indicazioni del Ministero, l'acquisto di beni da distribuire a chi è in grave marginalità come kit per l'accesso mense, per dormire, abiti, sacchi a pelo, igiene personale ecc e per chi raggiunge autonomia anche kit per una nuova casa. Poi prevede azioni per implementare progetti di housing first con individuazione e ristrutturazione di appartamenti, una dedicata al lavoro e una di supporto dei centri diurni per agganciare le persone ai servizi.

I soldi investiti dal comune di Como per la grave marginalità

Locatelli ha provato a fare il conto anche di quanto Palazzo Cernezzi spende ogni anno per questo tema, quantificandolo in 1 milione di euro: "I bagni pubblici costano circa 200mila euro, 150 mila il dormitorio, 40mila di affitto, parte progettuale tutta insieme 100mila circa, poi ci sono le ristrutturazioni degli appartamenti, le rette, il progetto Fami. Molte risorse potevano essere indirizzate altrove, invece abbiamo scelto di usarle per la grave marginalità".

Cosa si farà per i senzatetto che dormono ancora per strada

"Con chi dorme a San Francesco o sotto i portici del liceo Volta abbiamo tentato qualche contatto per trovare soluzioni alternative che possono essere di primo o secondo livello di accoglienza, ma non è facile per le singole storie. Ci stiamo prendendo tempo per vedere chi ci può ascoltare. Il numero di queste persone non è paragonabile comunque con il 2016 ma neanche con il 2018. È un numero ragionevole in temini di tentativi di approcci individuali. Chi non vuole non lo possiamo forzare.

Per quanto riguarda gli stranieri - ha proseguito- chi è in regola è trattato allo stesso modo degli italiani, chi non è in regola non può accedere al dormitorio, all’emergenza freddo invece si perchè l’emergenza è un conto, un altro è sostenere una persona non in regola con i soldi pubblici da parte delle istituzioni.

Dall'altra parte entrerà in funzione spero il prima possibile -ha continuato il vicesindaco -il regolamento di polizia locale, poi chi vorrà entrare nei servizi del comune con i percorsi attivati lo farà, chi non è in regola o non vuole non potrà continuare a stare lì perché non sarà legittimo e probabilmente si rivolgeranno alle associazioni o cambieranno città".

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