Il sostegno a Sea Watch e al suo capitano Carola arrestata a Lampedusa

Como senza frontiere: "Dobbiamo riaffermare il nostro dovere di solidarietà e di accoglienza nei confronti di uomini e donne migranti"

Carola Rackete foto dal profilo Facebook

Il caso della Sea Watch e del suo Capitano Carola Rackete, sta faceno discutere tutto il mondo. Lunedì 1 luglio 2019 alle ore 20.30 in piazza Grimoldi, Como senza frontiere chiede a tutti i cittadini di partecipare a un presidio, così come era stato il 3 ottobre 2018 in solidarietà con il sindaco di Riace Mimmo Lucano, per esprimere sostegno a Sea Watch, a Carola Rackete, all’equipaggio e per riaffermare il dovere di solidarietà e di accoglienza nei confronti di uomini e donne migranti.
 
"Non è facile, in tempi come questi, appellarsi alla legge - si legge nel comunicato di Como senza frontiere. La legge dovrebbe essere uguale per tutti – così almeno recita la frase che campeggia sulle pareti di tutti i tribunali. Ma la legge – qui, ora – non lo è più. Non lo è per le persone che migrano, non lo è per le persone e le organizzazioni che cercano di ridurre il danno, soccorrendole e accogliendole".

"Eppure, anche in tempi come questi, osiamo appellarci alla legge. All’antichissima legge del mare che IMPONE di salvare i naufraghi e di portarli in un porto sicuro, non di limitarsi a compilare statistiche delle vittime, non di riportarli lì dove ha avuto origine il loro dramma. Una legge che ha trovato spazio nelle convenzioni internazionali che anche lo Stato italiano ha sottoscritto"

"Alla legge costituzionale italiana (nata dalla lotta contro il fascismo, il nazismo, il razzismo) che all’articolo 2 PROCLAMA il dovere della solidarietà: «La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».

"Sono leggi - si legge ancora - che dovrebbero essere iscritte nei sentimenti profondi di tutti e tutte, e che invece oggi sono dimenticate, contraddette, vilipese da governi e governanti, ma anche da benpensanti e indifferenti. Non possiamo assistere al naufragio dell’umanità. Quello che è accaduto – e continua ad accadere – nel Mediterraneo, così come nei deserti africani, o alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, non riguarda solo qualche decina o centinaia o migliaia di migranti, non riguarda solo una o cento o mille organizzazioni non governative. Riguarda tutti e tutte.

"La vicenda della nave Sea Watch 3, dei migranti a bordo, dell’equipaggio, della capitana Carola Rackete - conclude lo scritto di Como senza frontiere - è l’esito di una inammissibile deriva inumana e razzista. Abbiamo il dovere di reagire, di chiedere il rispetto delle leggi fondamentali, di restare umani. Abbiamo il dovere di indicare un porto sicuro per l’umanità, per i naufraghi, per le persone migranti, ma anche per tutti noi"
 

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